Villa Arconati di Bollate risplende con il Genio di Leonardo

Una mostra che celebra il passato ma è in grado di dialogare con i temi della società contemporanea. Una mostra che non sarà solo un’esposizione dei preziosi disegni Leonardeschi, ma stimolo per un percorso di riflessione e critica attuale sulla ricerca e sulla attività scientifica contemporanea

Nel cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci, Fondazione Augusto Rancilio con la collaborazione di partner d’eccezione ospita a Villa Arconati-FAR di Bollate due mostre dedicate al Genio toscano e tanti eventi per celebrarlo. Leonardo da Vinci e gli Arconati hanno, infatti, una storia in comune che dura da oltre 400 anni e si nasconde fra le mura di una Villa seicentesca alle porte di Milano.

Partner pubblici e privati che si occupano di temi diversi, parlando ciascuno a un pubblico specifico, si sono riuniti per dare origine a un’iniziativa che già nell’impostazione rispecchia il metodo di Leonardo: arte, scienza, divertimento, e tanti altri temi uniti fra loro dalla capacità di innovare e ripensare il futuro.

Foglio 7 di Leonardo

Oltre a Fondazione Augusto Rancilio partecipano alla realizzazione del programma: Comune di Bollate – Assessorato alla Cultura e Pace, Anthelios Edizioni, Alveare Cooperativa Sociale Onlus.

In occasione dell’importante anniversario celebrato in tutto il mondo, Villa Arconati-FAR sarà la cornice ideale per riportare a casa uno dei suoi illustri ospiti, Leonardo da Vinci, attraverso un programma di attività che si svolgerà nel periodo 2019 -2020.

Mostre e incontri con la cultura del nostro tempo, spettacoli, eventi e attività educative permetteranno di comprendere la figura di Leonardo da Vinci in un contesto particolare e irripetibile. Un’esperienza che sarà l’occasione di scoprire una storia quasi dimenticata, passeggiando nelle stanze di una villa seicentesca e incontrando il futuro grazie a uno sguardo curioso e spesso inaspettato.

Quando Galeazzo Arconati, nobile milanese del Seicento, decise di trasformare una villa di campagna in una delle più curate dimore nobili della Lombardia, la decisione di associare al suo nome quello del grande maestro toscano fu oltremodo desiderata.

Galeazzo fu, infatti, uno dei più grandi collezionisti di manoscritti di Leonardo di Vinci del suo tempo. Suoi alcuni disegni e cartoni preparatori di opere pittoriche come quello della Sant’Anna ora a Londra, dieci raccolte di manoscritti e, soprattutto, il Codice Atlantico, una summa di tutti gli studi del maestro toscano acquistata dagli eredi di Pompeo Leoni.

Foglio 60 di Leonardo

Il conte donò il Codice alla Biblioteca Ambrosiana nel 1637 con due sole clausole: che i suoi discendenti potessero averne sempre accesso per studiarlo in privato e che non venisse allontanato da Milano. Dopo le spoliazioni napoleoniche il Codice Atlantico – insieme agli altri manoscritti di Leonardo donati dall’Arconati all’Ambrosiana – venne portato a Parigi e in seguito fu l’unico a essere restituito all’Italia. È anche grazie a Galeazzo Arconati, quindi, se ancora oggi questo prezioso codice è custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Breve storia del Codice Atlantico

Villa Arconati-FAR è un luogo decisivo nella vicenda storica dei più famosi manoscritti di Leonardo da Vinci, perché qui nella prima metà del Seicento giunse una parte consistente dei fogli lasciati da Leonardo a Francesco Melzi, suo allievo prediletto. Francesco aveva conservato gelosamente quel tesoro, testimonianza di una delle vite più geniali del Rinascimento italiano, ma alla sua morte quei fogli furono dispersi. Molte mani si levarono poi per riprenderli dall’oblio. Mani avide ma anche mani generose, che non riuscirono di certo a riportare al sicuro tutto il tesoro di Francesco ma ne salvarono una parte significativa. Galeazzo Arconati riuscì ad acquistare nei primi anni del Seicento il Codice Atlantico e altre dieci raccolte di manoscritti di piccole dimensioni e li portò in Villa Arconati: si concentrava così nelle sue mani una parte consistente dell’eredità di Francesco Melzi. Il Conte Arconati nel 1637 donerà tutto il tesoro alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Trascorreranno ancora oltre due secoli prima che muova i suoi primi passi il grande progetto della trascrizione e della riproduzione di tutti i fogli del Codice Atlantico: siamo alla fine dell’Ottocento e sono passati quasi quattro secoli dalla morte di Leonardo, quattro secoli in cui la scienza e la tecnologia conquistano importanti traguardi e preparano il Novecento. Con i denari dello Stato Regio e la prestigiosa Soprintendenza della Regia Accademia dei Lincei prende avvio l’imponente progetto che coinvolgerà le migliori risorse dell’industria cartaria, dell’arte tipografica e di quella fotografica nazionale. Un grande editore, Ulrico Hoepli, sarà chiamato a garantire la migliore diffusione dell’opera. Da solo, il piemontese Giovanni Piumati, profondo conoscitore della grafia leonardiana, lavorerà per quindici anni senza sosta per completare la trascrizione dei manoscritti raccolti nell’Atlantico. La sua fatica si concluderà nel 1904, quando l’ultima delle 1.384 tavole della riproduzione dell’Atlantico viene data alle stampe.

Uomo vitruviano

L’opera consentirà finalmente l’inizio degli studi più approfonditi sulla vasta attività di ricerca di Leonardo.

Con Leonardo a Villa Arconati-FAR. Il Codice Atlantico e l’incontro con la cultura del nostro tempo. Una mostra che celebra il passato ma è in grado di dialogare con i temi della società contemporanea. Una mostra che non sarà solo un’esposizione dei preziosi disegni Leonardeschi, ma stimolo per un percorso di riflessione e critica attuale sulla ricerca e sulla attività scientifica contemporanea, sulla sua forza e sulle sue debolezze.

La mostra, dopo oltre 400 anni, riporta in Villa Arconati-FAR il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e, insieme, propone ai visitatori un viaggio nella curiosità e nell’immaginazione. Il Codice, infatti, ritorna in villa grazie alla prima riproduzione integrale in stampa eliotipica, curata dall’Accademia dei Lincei fra il 1894 e il 1904, che oggi viene messa a disposizione dalla casa editrice Anthelios, che detiene una delle poche copie ancora conservate. Una mostra eccezionale che consentirà ai visitatori di ammirare l’intero Codice, esposto in successivi cicli tematici, nel corso del 2019 e 2020. Un’occasione per esporre le tavole del genio toscano ma soprattutto per raccontare come la sua opera sia ancora attuale. L’esposizione sarà anche un’opportunità per incontrare il presente e pensare il futuro: accanto all’opera di Leonardo sarà possibile, infatti, vedere opere di tecnologia e partecipare ad appuntamenti con esponenti del mondo della cultura e della scienza.

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