Videogiochi e dipendenza dei giochi di ruolo

Gli attori possono essere pochi, ma anche numerosissimi, addirittura raggiungere il migliaio. La durata varia da alcune ore a alcuni giorni. In questo caso si “vive” una città

Il giusto ma inascoltato allarme per i danni della dipendenza dai videogiochi trascura quelli della dipendenza dai giochi di ruolo. Diffusa molto più di quanto si pensi, si prolunga dall’adolescenza fino all’età adulta.

I giochi di ruolo: rappresentazioni cui si dedicano, sia online sia dal vivo, tantissime persone, giovani e sempre meno giovani, perché i “giochi” si prolungano indefinitamente. Sono vere induzioni teatrali, di cui trama e scenografia sono molto accuratamente descritte, mentre i dialoghi, il finale, dati i personaggi e il tema psicologico dominante, sono liberi. Non manca quasi mai una pistola, fra gli aggeggi di cui gli attori son dotati. La lunghezza, l’accuratezza delle tracce determinate sono straordinarie ed è presente, in molti, una persona che intervenga se i conflitti raggiungessero livelli davvero pericolosi.

Gli attori possono essere pochi, ma anche numerosissimi, addirittura raggiungere il migliaio. La durata varia da alcune ore a alcuni giorni. In questo caso si “vive” una città.

Ma non è un teatro. Gli attori “diventano” ciò che interpretano, e a questo diventare dedicano tempo e pensiero. Tempo e pensiero dedicato al non-vero, all’immaginato che diventa un’esperienza e come tale si incide nella mente e nel cuore, influendo sulle relazioni con gli altri e soprattutto con sé. Pericoloso, quando permette di strutturare un copione di comportamenti aggressivi, verso sé o altri. Alcuni paragonano l’effetto del gioco a quello catartico delle rappresentazioni greche; paragone errato: vivere una parte non è come recitarla in un copione memorizzato né come vederla come spettatore.

Sono, questi giochi, conseguenza delle favole a finale aperto di Funari, dei videogiochi in cui ci si immerge fin da piccoli, del semplicismo virtuale, dei corsi di teatro ormai diffusissimi fin dall’asilo?

Sta di fatto che per molti i giochi di ruolo sono  un impulso all’incertezza di identità, alla creazione di un’identità fittizia che ostacola una  preesistente difficoltà a definire e scegliere il proprio effettivo modo d’essere, a vivere la realtà completamente, a distinguere l’immaginazione dal vero. A immaginare la vita.

 

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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