Viaggi in carrozzina: Gianfranco Falcone alla scoperta di Berlino e Oslo e della loro accessibilità per i viaggiatori disabili

Mi chiamo Gianfranco Falcone e ho 57 anni. Cinque anni fa mi hanno diagnosticato una rara malattia neurologica, la Guillain Barré. Sono stato in coma due mesi e tre anni in ospedale. Dopo una lunga riabilitazione ho riacquistato alcune funzioni. Non insegno più. La malattia mi ha reso tetraplegico e lasciato in carrozzina. La curiosità e la meraviglia sono rimaste intatte. Scrivo per la rivista online mentinfuga. Mercoledì 14 agosto parto con la mia carrozzina e il mio amico fraterno Francesco, per un viaggio di 15 giorni. Visiterò Berlino e Oslo. E lo racconterò in un blog: viaggi in carrozzina ospitato sulla piattaforma online dell’Espresso. Voglio respirare quel profumo di libertà che solo il viaggio sa dare. Contemporaneamente intendo verificare la vivibilità e l’accessibilità nelle grandi città del Nord per le persone disabili. Desidero capire quali somiglianze e differenze ci sono con l’Italia, e se anche al Nord disabilità è sinonimo di invisibilità.

Se vorrete seguirmi, siete i benvenuti! Vi aspetto sul blog!

Eccoci qua. Domani si parte. L’emozione è a mille.
Ho attacchi di dissenteria e soffro di insonnia da due notti. Mi sembra che tutto cominci sotto i migliori auspici. Di solito è il corpo che mi avverte dei cambiamenti, ed è così anche questa volta. Domani alle 15.30 uscirò di casa con Francesco e andrò prendere l’autobus per la Stazione Centrale di Milano.
Prima che Francesco mi dicesse Ok ti accompagno io a Berlino avevo un sacco di paure. Mi chiedevo come avrei fatto a fare questo, come avrei fatto a fare quell’altro. Ogni cosa mi sembrava un ostacolo insormontabile. Nel momento in cui Francesco mi ha detto quel fatidico ok la paura è scomparsa, lasciando spazio all’operatività. Sono iniziate le telefonate alle compagnie aeree, agli alberghi. Sono iniziati i tentativi per far capire che i miei strumenti di locomozione erano in regola con le licenze internazionali, con le regole del trasporto aereo. Insomma un gran casino. Però la paura sparita.
Che cosa mi aspetta da questo viaggio?
Mi aspetto di assaporare quel senso di libertà che ho sempre respirato nel viaggio.
Certo. Questa volta è diverso. Ma ogni viaggio lo è.
Oggi sono in carrozzina e dovrò confrontarmi con questo strumento. Ma dovrò anche stare attento a ripetere a me stesso e agli altri:
Io viaggio in carrozzina ma non sono la carrozzina. La carrozzina non mi identifica in quanto uomo.
Che cosa voglio da questo viaggio?
Voglio assaporare la libertà. Voglio confrontarmi ma non identificarmi con il limite, mio e degli altri. Poi c’è un altro motivo per cui voglio fare questo viaggio.
Faccio questo viaggio per Matteo. Ma lo avete visto questo pover’uomo negli ultimi giorni? Sempre più arrabbiato, sempre più triste, sempre alla ricerca di nuovi nemici.
Allora ho pensato che un viaggio in nord Europa potesse essere il pretesto per verificare la possibilità di distribuire nei paesi dell’Unione Europea non soltanto i migranti, ma anche qualche disabile. Perché diciamocelo, in fin dei conti i disabili sono fastidiosi con le loro continue pretese di ottenere diritti. Ho pensato che la possibilità di questa redistribuzione potesse fare felice Matteo, e fargli passare una buona estate.
Faccio questo viaggio perché voglio verificare come sono le città del Nord per le persone disabili.
A Milano non posso entrare nel 90% degli esercizi commerciali.
E a Berlino? E a Oslo?
Ad ogni modo Buon viaggio tutti, a voi e a me.
In fin dei conti ciò che voglio da questo viaggio è riassunto da questi versi.
Giocare
Senza appartenenze, senza devozioni.
Giocare.
Come sanno i bambini, come sanno i poeti.

Giocare.

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