Vaccini, logica (poca) e ipocrisia (tanta)

A proposito di logica, di cui è provato i nostri big non abbondino. I vaccini. Dopo e in mezzo a tante storie e storielle, l’obbligo per essere ammessi a scuola è rimandato di un anno. Premetto che ragionevolmente non si può rinnegare  l’obbligo scolastico, quindi se uno non manda il bambino all’asilo e non lo vaccina, a scuola ci deve poi andar lo stesso, vaccinato o no. A parte questo, l’epopea vaccini è un buon esempio di incoerenza, faciloneria, irresponsabilità istituzionale e istituzionalizzata.

È necessario vaccinare? Allora è criminale lasciare senza un’indispensabile protezione migliaia di bimbi  per un anno (almeno).

Non è necessario? E perché mai farne un obbligo? La comunicazione dei medici è blanda, rispetto a quella degli ignoranti: leggo  oggi che un coraggioso dottore dichiara di aver visto morire di morbillo ma mai di vaccino. Grazie, ma pare come l’esperienza di uno, benché valida. Affondata la divulgazione della verità, sento dire: ”Perché mai darli a un bambino che sta bene?”, il che dimostra che molti non hanno idea di cosa siano i vaccini, gli anticorpi, la prevenzione, il contagio, eccetera.

Intanto vedo nascere e moltiplicarsi privati che inventano asili in casa: mamme e maestrine si alternano per pochi bimbi piccoli rigorosamente no-vaccinati. Perché ha fatto più notizia, attraverso lo spavento, che un vaccino possa rendere autistici. Nonostante le smentite dei medici, come sempre meno incisive delle bufale. Quanto agli asilini casalinghi, complimenti alla formazione!

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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