Un popolo di vittime designate, la pietà non basta

L’unico modo per rassicurare le vittime di violenze sarebbe l’esemplare punizione del colpevole

A ogni disastro, a ogni omicidio, si sente dire: “Sostegno alle vittime”. Parenti, vicini di casa, amici, assiepati a coccolarle? Ma no! Di psicologi, innanzitutto. Come se raccontare, e ascoltare, da qualcuno scelto nella moltitudine degli psicologi potesse togliere la paura, il che non è possibile. O aumentare la resilienza, cioè la capacità di trasformarsi e vivere positivamente anche dopo un disastro. Quanto a resilienza, è possibile, comunque questi sono alibi. L’unica azione che davvero potrebbe rassicurare è l’individuazione e l’esemplare punizione del colpevole. Punizione comunicata a gran caratteri, al posto delle lacrimevoli e nauseanti interviste alle vittime e ai vicini-che-non-avrebbero-mai-pensato.

Da quel che si sente e si legge, la punizione non è così scontata, anzi. Da quel che si sente e legge il colpevole se anche individuato  se la cava bene o benino. La vittima, sia derubata o aggredita,  resta lì con la sua paura, indifesa. Addirittura  punita se si difende, da quel che si sente e legge. La vera protezione va ai delinquenti. Gli stupidi onesti cittadini, sono in loro balia. Percezione? Anche se fosse, avrebbe salde fondamenta nella cronaca.

Donne che da anni denunciano maltrattamenti e sono ammazzate senza che nessuno si sia mosso.  Burla di maltrattatori in libertà con la ridicola ingiunzione di non avvicinarsi. Come se fossero monitorati e al superamento dei centimetri concessi immediatamente acciuffati.

Leggiamo di bulli impuniti. Di minorenni anche, in quanto tali.  Così si insegna ai delinquenti in erba di farne più che possono, di malefatte, fino  a che la minore età tiene.

E insegnanti maltrattati e maltrattanti,  genitori e figli che si picchiano o molto peggio. Di “disturbati psichici” che, in omaggio alla legge Basaglia – peraltro non ben applicata – distruggono le loro famiglie. Non parlo delle bufale politiche, anche se Conte proclama bellissima la ripresa, come dire al naufrago che se ce la fa ad arrivare all’isola vedrà uno splendido panorama. Gli esempi sono sempre più numerosi.  Il fatto è che far sentire impotente il popolo di onesti e potente quello di disonesti può favorire una dittatura, certo non il progresso. E neppure il buonumore. Il massiccio calo di endorfine è visibile in molte città, dove sfilano senza guardar nessuno facce depresse e bigie,  tutte uguali e spente. Non vedo rimedi alla portata di tutti. Se non riunirsi di nuovo. Fare gruppo. Essere solidali, il più possibile, nel più possibile dei casi. Resistere all’invidia, alla disunione cui certi politici spingono (denunciate i vicini…).  Che l’unione faccia la forza è vero, come è vero che chi comanda comanda meglio se è riuscito a dividere le persone.

E poi,  bisogna saper pensare.  Ma questo è un discorso lungolungo…

Federica Mormando

Psicoterapeuta e psichiatra

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