Teatro, se a regalare emozioni sono i giovani

Che il teatro nascente rechi una nota di creatività genuina e autentica, e trasudi ispirazione pura, è poco ma sicuro. Gli spettacoli andati in scena il 7 e l’8 dicembre al teatro Franco Parenti di Milano nell’ambito della rassegna «Premio Scenario» hanno consentito di conoscere più da vicino gli artisti di domani, con le loro estetiche e le loro poetiche.

Riflettori puntati anzitutto su «Infactory», vincitore del «Premio Scenario 2011», e su «Due passi sono», vincitore del Premio Scenario per Ustica 2011.

«Infactory», con Fortunato Leccese e Matteo Latino (quest’ultimo anche autore e regista) è un’allucinante favola moderna dalle atmosfere underground. Versi e danza, nastri trasportatori decorati da bombolette spray col loro profumo innaturale, schemi artificiali, trasformano due giovani trentenni in due vitelli a stabulazione fissa prossimi al macello. È la sottile metafora di una generazione senza prospettive. La solitudine dei due protagonisti, la loro distanza da una condizione pienamente umana, sembrano il preludio di un delirio. I legami familiari si interrompono, la dimensione sacra si frantuma e degenera nell’orrore e nella minaccia. Un crescendo di frustrazioni accompagna i personaggi verso un futuro alienante. L’incomunicabilità diventa una difesa.

La vicenda dei protagonisti è metafora contemporanea di un Occidente in crisi. Non c’è spiraglio di luce nel mondo capitalistico, sedicente civilizzato, che ripiega in se stesso e chiude le prospettive ai giovani. Un’umanità stanca e alla deriva è respinta dalla speranza del riscatto e degenera fino all’autoannientamento. Il caos prevale tra elementi del corpo-mente. Il diabolico imperversa.

I due personaggi si guardano allo specchio e si scoprono privi di umanità, respinti verso un’eternità delirante deviata dal solco della felicità.

Il duo Leccese-Latino riporta le entità fisiche, oniriche e di realtà, a una sola consistenza: al superficiale propagarsi nello spazio tempo delle pulsioni affettive. La suggestione della scenografia spoglia e delle luci al neon, il sonoro e le musiche che svolgono un importante ruolo nella narrazione, costituiscono un’esperienza a livello profondo, sicuramente non paragonabile alla mera ricerca di un dipanamento della trama o di una ricostruzione temporale degli avvenimenti.

Bravissimi gli attori, perfetta la regia.

«Due passi sono», con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi autori, registi e interpreti, colpisce per la sua tenerezza. È la poesia delle piccole cose. Piccole, come sono piccoli i protagonisti sulla scena. Piccoli ma grandi, perché lottano, si sostengono, si provocano, si spalleggiano e si ritrovano nell’affetto, nell’amore, nella dedizione reciproca. Giganti per come reggono il palco, per il loro impatto sul pubblico. Pe’ (Giuseppe) e Cri (Cristina) combattono poeticamente, con dolcezza, la loro battaglia quotidiana contro il limite imposto dalla natura e dalla malattia. Lottano contro il pregiudizio altrui ma anche contro le proprie fobie e ipocondrie, e ritrovano nell’amore il diritto alla dignità e al futuro. Romeo e Giulietta in miniatura, che realizzano nel sogno e nei sentimenti quella felicità che, poi, piano piano, passo dopo passo, assume i contorni della vita reale.

Info: Associazione Scenario Anna Fantinel

Email: organizzazione@associazionescenario.it

www.associazionescenario.it

www.matteolatino.net

giuseppecarullo78@gmail.com

cristiana.minasi@yahoo.it

Vincenzo Sardelli

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