Sognavo le opere di Chagall, invece era una kermesse nullo-poetica

Che sottile piacere, riguardare le opere di Chagall! Così sono entrata alla Permanente di Milano: da tempo vedevo la  propaganda di questa fantastica mostra su Chagall. Mostra-spettacolo, in verità, e se si guardasse in Internet la sequenza di foto dimostrative, un’idea giusta dell’evento ce la si farebbe. Io, come molti, non l’ho fatto. Chagall è Chagall, che bisogno ho di studiare “l’evento?”. Così entro in Permanente, e subito fluttuo in frammenti azzurrati di forme scomposte proiettate in movimento continuo su pareti soffitto pavimento, e se non bastasse, lunghissimi specchi. Roba da capovolgersi e flutuare anche noi, tra vertigini e neuroni attorcigliati. Che c’entra con Chagall? Vedo teiere che saltano e penso: tutt’alpiù sarà Alice (nel paese delle meraviglie), benchè qui di meraviglioso, dell’atmosfera assurda  e fiabesca di Alcott non ci sia proprio nulla. Spero nella seconda e poi nella terza sala, dove giungo ondeggiando come le vaghezze per nulla leggiadre che si accartocciano e svolgono sopra-sotto-di fianco. Altro che treD.

Nella quarta sala, sorpesa, l’uscita! E Chagall? Chagall nel mio caso viene dopo. A questo punto do un’occhiata a Internet e vedo che mi si prospetta una gita analoga. Me ne vado. Io volevo vedere i quadri di Chagall, non l’operoso divertimento di qualcuno che ne ha fatto una kermesse nullo-poetica. Si sarebbe dovuto comunicare: vi presentiamo una creazione con regia di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi e colonna sonora curata da Luca Longobardi, prodotta dal gruppo Arthemisia con Sensorial Art Experience e promossa dal Museo della Permanente. Patrocinata dal Comune di Milano. Comunicarlo con ben più evidenza!

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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