Insidie autostradali e universitari che non sanno fare un riassunto

Il 70% degli italiani è incapace di ricostruire ciò che ha appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. E il 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”, scrive l’informatissimo Mimmo Candito sulla Stampa (10/1/’17).

Ma vanno in auto. In alto, illuminatissimi, gli avvisi delle autostrade. Se un dislessico o un analfabeta di ritorno, li leggesse dovrebbe fermarsi per qualche minuto. Cosa leggerebbe? Per di più avvisi senza senso come “Con pioggia e vento adegua velocità e distanza” Adegua a che cosa? Beh, chi non comprende i testo non se lo chiede. Oppure, dopo molti chilometri immersi nella nebbia o nella pioggia ti avvisano” Prudenza, banchi di nebbia, pioggia forte…” Grazie, non ce n’eravamo accorti

Il più bello è “Non distrarti dalla guida”: perché leggere non è distrarsi, certo. Così finisce che non si guardano, gli abbaglianti avvisi, salvo scoprire che “Pedone sulla strada. Ostacolo in carreggiata”: Allora, tutti adagio? Neanche per sogno. Quindi non hanno letto?

O non hanno compreso il testo? Questa faccenda del non comprendere il testo è gravissima. Vedo universitari che non sanno fare un riassunto. E come studiano? A memoria, senza capire né collegare né ricordare. Il guaio è che libri e vita non sono poi così diversi. A questi sfugge la realtà, che è complessa. Ne colgono qualche spot, ma non sanno organizzare le informazioni, collegarle, tanto meno giudicarle con senno.

Non sanno prevedere gli effetti né comprendere le cause di ciò che succede. Ed ecco un’enorme percentuale di persone influenzabili dall’ultimo spot, quello più incisivo, quello che colpisce il il cervello delle emozioni. Un popolo fragile, pronto a credere e ad accusare. E a dimenticare, in favore dell’ultimo strillo. Provare per credere. Chi sa quello che dice, provi a chiedere a chi ascolta: ”Cosa ho detto?”. Gli toccherà assai spesso ripetere, a brevi frasi urlate. E con parole semplici, come su Wats.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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