Scuola, l’indottrinamento che imperversa dagli anni ’70

Dai seminari tenuti con insegnanti di varia provenienza ho dovuto comprendere che quasi tutti ritengono che:

1) Proporre lavori agli allievi che finiscono prima degli altri le consegne o imparano prima degli altri, quindi si annoiano alle ripetizioni, significhi mortificare gli altri. Quindi meglio che si annoino.

2) Lo scopo principale della scuola è ottenere che tutti socializzino assai con tutti. All’obiezione che se noi (adulti) fossimo tutto il giorno a lezione con compagni di scuola bambini di 6 anni non saremmo  entusiasti di chiacchierare con loro e forse preferiremmo leggere un bel libro, nessun commento. Eppure questa è circa la proporzione di allievi estremamente intelligenti rispetto ad altri che costituiscono la maggioranza in una classe.

3) È opportuno che i più svegli si adeguino.

4) “Siamo abituati a cercare i problemi”.

Questo è il risultato dell’indottrinamento che imperversa dagli anni ’70 in poi. Il concetto di pari opportunità è sostituito da quello di massificazione. Ovvia la demotivazione e la ribellione di chi non è allineato. Il merito e le differenza individuali sono sostituiti dai diritti. Ovvio che ne lavoro i criteri siano gli stessi e che non si ammirino i migliori, non si cerchino di emulare, ma si cerchi di avere le stesse posizioni ribellandosi se non è così. Ovvio che la cultura sia in cantina, visto che se ne può sgocciolare solo ai minimi termini. Gioiscono psicologi e simili, visto che l’unica realtà riconosciuta sono i problemi, che si cercano e spesso si inventano. Le caratteristich eindividuali sono negate, in nome  di un modello non definito, che somiglia un po’ (troppo) a quello di Orwell.  Al posto del riconoscimento delle diversità individuali e dell’esaltazione delle caratteristiche di ognuno, un generico “tutti insieme”.

Il risultato è che mai come ora ho visto fin dall’asilo, e poi avanti fino all’età adulta, una gragnucola d’insulti a chi non sia politicamente corretto, cioè massificato. Dagli scolari – il bullismo è in varie forme stradiffuso – agli adulti, si è persa la capacità di discutere. Quindi di scambiarsi idee. In questo sprofondare di tutto in un grigiore anonimo (detto inclusione, a scuola) si è persa anche la bellezza, per non parlar del sublime. La bellezza è armonia (lo confermano perfino le ricerche neurofisiologiche, che segnalano un attivazione dei neuroni del piacere alla vista di opere classiche e non di quelle deformate) e certo i grattacieli sghembi o le cascine ristrutturate senza rispettare le proporzioni armonici non sono. La bellezza è armonia, e certo le canzoni rap – ripetizione ossessiva di quattro note non ne godono.

Un mondo sgraziato, in cui si la gentilezza non è contemplata, ma scambiata con debolezza o ipocrisia. E sì che il viver civile tanto proclamato come scopo della scuola è dettato dalla gentilezza, non dalla simpatia indifferenziata.

Un mondo in cui la competizione è ben più spesso a suon di botte, se non di coltelli, o di potere acquisito in mille modi che non contemplano la competenza. I dinosauri del merito, del rispetto, della bravura e dell’impegno si stringono fra di loro, minoranza non protetta. Incompatibili con i metodi che vanno per la maggiore, mortificati dalla propria impotenza, non sanno che fare, sono confusi anch’essi. Che almeno cerchino di formare i bambini, di dare ai giovani un esempio di (difficile) allegria, in modo da formare un manipolo di coraggiosi. In fondo, narra Omero che l’intelligenza può vincere sulla forza bruta…

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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