Saper sognare: non solo fantasia

Accusiamo i giovani di non saper sognare, ma siamo noi che glielo abbiamo in gran parte impedito

Da quella culla di guai più che di doni – il ’68 – la parola “sogno” si è fatta  comune. Dalla fantasia al potere di allora al realizza il tuo sogno di adesso. I giornali in cerca di argomenti clonano: i giovani non hanno sogni. E le pubblicità esortano: realizza il tuo sogno, compra…

Siamo vicini alla scadenza dell’anno, al rituale perpetuarsi di buoni propositi che spesso dei sogni hanno la consistenza. Minima. Nebbiosa. Pronta a dissolversi ai primi giorni dell’anno nuovo.

Così, in fine anno già vecchio, voglio parlar di sogni. Nonostante lo spontaneismo che ci perseguita, anche per i sogni ci sono delle condizioni: perché non si dissolvano all’alba. Innanzitutto, ci sono sogni la cui sostanza è la pura fantasia. Ben vengano: sono la ricreazione della mente.

Ma quando si parla di realizzare i sogni, si pensa a quelli che possono divenire progetti e poi realtà. Quindi, bisogna che si sappiano percorrere le tappe necessarie. E qui c’entra l’educazione da dare ai bambini e quella da darci da soli se non l’abbiamo ricevuta.  Prima di tutto, l’allenamento al progetto e alla sua realizzazione. Che richiede disciplina, il contrario del “fai ciò di cui hai voglia” che gatto e volpe ripetono a Pinocchio. Ad esempio, da piccoli, pensare a una costruzione con i lego e poi non stancarsi del mattoncini fino ad averla realizzata. Porsi un traguardo, che può essere imparare in tre giorni un alfabeto o, per i più piccini, camminare a passo svelto con un bicchiere colmo in ogni mano per sempre più metri. E raggiungerlo, il traguardo, poco a poco. Il poco a poco è molto importante: i  sogni proiettati al molto lontano funzionano se si è sperimentato che ogni obiettivo si raggiunge a tappe. Altrimenti sono soltanto illusioni che deprimono, perché irrealizzabili. E ci vuole fiducia in sé: tutte le iperprotezioni indeboliscono e minano l’autostima oltre che le capacità, per piccoli e grandi..

Senza realismo, fiducia in sé, esperienza, disciplina, non si possono nutrire sogni che si concretizzino. E anche senza avere buoni modelli. Chi vive a pasta e videogiochi è penalizzato: che sogni può fare se non vincere a colpi di spada? Chi non legge biografie entusiasmanti di scienziati, di scrittori, di creativi, chi crede che fama imperitura sia il massimo della riuscita, e la vede in un facile successo,  ha ben poche speranze.

Se abbiamo un sogno e vogliamo diventi realtà, dobbiamo esercitare disciplina, realismo, coraggio. Se vogliamo che i ragazzi sappiano fare di un sogno un progetto, dobbiamo insegnare loro tutto ciò, con fatica, intelligenza, costanza. E dare loro  possibilità, ma soprattutto insegnando loro a pensare. Imparando noi, se, come spesso succede,  di pensare siamo poco capaci.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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