Rimossi 13 ordigni esplosivi nei fondali del Lago di Como

L’operazione è stata effettuata a Cernobbio nei pressi di Villa Pizzo dai subacquei del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) della Marina Militare

A individuare i residuati bellici situati a 20 metri di distanza da Villa Pizzo e a una profondità tra i 15 e 26 metri, sono stati i carabinieri del Nucleo Subacquei di Genova. Una circostanza per la quale la Prefettura di Como ha predisposto con urgenza la bonifica da parte del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) della Marina Militare.  L’intervento, effettuato a Cernobbio (CO) volto a rimuovere i pericolosi ordigni esplosivi ritrovati nel lago di Como, è avvenuto dal 6 all’8 marzo, grazie  ai palombari del Gruppo Operativo Subacquei del Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare, distaccati presso il Nucleo S.D.A.I. di La Spezia (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi).

Gli ordigni recuperati

“Le operazioni subacquee tese alla ricerca e recupero degli ordigni esplosivi già di per sé complesse e delicate, nei laghi prealpini presentano ulteriori difficoltà – ha precisato il comandante del Nucleo S.D.A.I., TV Angelo Pistone – le temperature rigide dell’acqua nei periodi invernali non sono ovviamente confortevoli per i nostri operatori, ma l’elemento più sensibile da tenere sotto controllo durante le nostre attività è la profondità di lavoro. L’andamento del fondale del Lago di Como tende a crescere molto rapidamente tanto da raggiungere le centinaia di metri allontanandosi di poco dal litorale. Questo è un fattore molto importante  cui necessita porre molta attenzione allo scopo di non compromettere la sicurezza dei nostri uomini”.

I subacquei del Nucleo Subacquei di Genova

Un proiettile perforante da 155 mm, 8 bombe da mortaio e 4 bombe a mano, è quanto hanno recuperato i palombari al termine delle operazioni avvenute la mattina dell’8 marzo. Il materiale, consegnato agli artificieri dell’Esercito del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona sarà, dagli stessi, distrutto in cava. L’operazione conclusa, peraltro molto pericolosa, ha la finalità di ristabilire la sicurezza in termini di balneabilità e navigazione ed è una delle tante attività che i Reparti Subacquei della Marina conducono a tutela della pubblica incolumità anche nelle acque interne. Nel corso del 2017 i palombari della Marina Militare hanno recuperato e distrutto un totale di 22.000 ordigni esplosivi residuati bellici, mentre dall’1 gennaio 2018 ne hanno già neutralizzati 936 dai mari, fiumi e laghi italiani, senza contare i 7.453 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm anch’essi rimossi e distrutti. Specializzati in attività subacquee, i palombari che vantano una storia di 169 anni, sono all’altezza di compiere immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità portando soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà, oltre la neutralizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in ambienti marittimi a vantaggio della popolazione.

Manuelita Lupo

 

 

 

 

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