Regione Lombardia, l’assessore Brianza fa chiarezza sulla rilevazione dati dei Centri antiviolenza

MILANO – “Il sistema di raccolta dati ‘Ora’ non nasce oggi ma prende avvio nel 2014, su input di un gruppo di lavoro costituito da nove Centri antiviolenza e la sua costituzione è stata recepita nel 2015 nel Piano regionale quadriennale antiviolenza approvato all’unanimità dal Tavolo antiviolenza”. Lo dichiara l’assessore al Reddito di autonomia e Inclusione sociale di Regione Lombardia Francesca Brianza.

“La legislazione europea, nazionale e regionale – spiega – prevede la raccolta di dati da parte di soggetti e attori che, a vario titolo, intercettano il fenomeno della violenza di genere, oltre che l’analisi di dati per lo svolgimento delle attività programmatorie e la valutazione dell’efficacia delle politiche messe in campo. L’obiettivo progettuale dell’Osservatorio regionale antiviolenza è di implementare una banca dati regionale informatizzata che si presenti quale strumento determinante ed efficace per la conoscenza e la governance regionale delle azioni di contrasto al fenomeno. Già nell’aprile 2015 Regione Lombardia ha presentato ai Centri antiviolenza i dati inseriti in Ora nel 2014 e ha avviato un confronto con gli stessi. Parallelamente prendeva avvio un percorso di lavoro con le case rifugio per elaborare una scheda di rilevazione unica e condivisa proprio per superare la disparità di gestione tra i vari Centri e la mancanza di sicurezza sui sistemi di rilevazione e conservazione del dato, raccolto nella maggior parte dei casi in forma cartacea. Regione Lombardia ha avviato altresì un confronto con il Garante della Privacy che non ha mosso rilievi per validare il sistema Ora e la sua estensione agli altri soggetti. Infatti il sistema messo in atto da Regione Lombardia garantisce la riservatezza, la tutela della privacy, la non diffusione dei dati e l’utilizzo degli stessi esclusivamente in forma aggregata, non nominativi e privi di qualsiasi elemento identificativo”.

“Tali dati, esclusivamente in forma aggregata, vengono utilizzati da Regione Lombardia per analisi annuali che vengono presentate al Tavolo antiviolenza, trasmesse al Ministero ai fini della rendicontazione delle attività messe in campo ed utilizzati in moltissimi momenti di approfondimento in tema di contrasto alla violenza alle donne, per ricostruire l’andamento del fenomeno e consentire a Regione Lombardia, ai Centri antiviolenza e alle case rifugio di meglio organizzare gli interventi e svolgere un’attività programmatoria di più lungo periodo. Dei 29 Centri antiviolenza oggi operanti in Regione Lombardia, di cui 17 della rete ‘Dire’ – precisa l’assessore – solo 6 non hanno ancora aderito al sistema Ora e provvedono con una rilevazione dei dati delle donne prese in carico esclusivamente in forma cartacea. Ridicolo pensare che possa essere considerato più sicuro e tutelante della privacy delle donne, custodire dati in formato cartaceo magari semplicemente chiusi a chiave in un armadio”.

Il sistema Ora è difatti accessibile solo da operatori autorizzati dai Centri antiviolenza come richiesto dalla normativa regionale.

“La donna sceglie quando essere presa in carico dal centro antiviolenza, presa in carico che non coincide in alcun modo con una denuncia e che non impone agli operatori dei Centri il ruolo di incaricato di pubblico servizio. Regione Lombardia è talmente attenta al fenomeno e vuol essere certa del servizio svolto da aver istituito anche un Albo regionale dei Centri antiviolenza e case rifugio proprio perché l’iscrizione all’albo, subordinata alla presenza di precisi requisiti, garantisce competenza, professionalità, serietà e la corretta gestione di una situazione delicatissima. Regione Lombardia e lo Stato mettono sul tavolo risorse estremamente importanti. Solo con le ultime delibere della Giunta regionale, per il triennio 2017-2019 sono stati stanziati ben 8.700.000 per le attività e i servizi offerti dai Centri antiviolenza e case rifugio, per l’adeguamento delle strutture, per l’attivazione di nuove reti antiviolenza, per le attività di formazione degli operatori e per progetti finalizzati all’inserimento lavorativo e all’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza. Trattandosi di soldi pubblici – conclude Francesca Brianza- è doveroso che i Centri e le case che utilizzano queste risorse garantiscano gli standard richiesti dal Ministero e adottati da Regione Lombardia”

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