Poesia e raffinatezza nelle opere fotografiche di Montserrat Diaz

Osservando i lavori fotografici, così ama definirli, dell’artista spagnola Montserrat Diaz, noti una certa liricità e grazia qualità talvolta rare nell’arte dell’immagine. Con una laurea in Lingue e Letterature Straniere, si dichiara fotografa autodidatta anche se l’arte e la creatività l’ha sempre avuta nel proprio Io, visto che i suoi genitori gestivano un negozio di quadri e cornici e lei ha sempre amato dipingere. Dal 2014 ha intensificato i suoi impegni collaborando con le riviste online FuoriAsse e Contrasted gallery ed esponendo proprie opere in varie collettive italiane e estere. In questi giorni abbiamo avuto l’opportunità di conoscerla ed apprezzarla, così le abbiamo posto alcune domande.

– Montserrat, lei vive dagli anni Duemila a Milano ed è entrata nel mondo creativo della fotografia e dell’immagine, cosa trova in questo tipo di fare arte?

“Per dirla con parole altrui “amo l’idea di creare con il computer”. Il mio intento è di raccontare dei sogni attraverso le immagini, e la fotografia digitale, insieme al computer, è il mezzo più appropriato attraverso il quale riesco a farlo, creando scenari inesistenti e capaci di svegliare in noi delle sensazioni. Mi piace pensare alle mie immagini come a fotografie oniriche. Nei fotomontaggi è più chiaro il processo perché, come accade nei sogni, c’è una rielaborazione della realtà ma, anche quando le immagini non sono dei fotomontaggi (molte sono fotografie che non hanno subito modifiche di quel genere) in esse si percepisce ugualmente quel filone onirico che pervade la totalità dei miei lavori. Io parto dall’idea che la vita reale abbia la consistenza dei sogni perché, se ci si guarda indietro, si ha la percezione che il passato vissuto non sia altro che un pugno di ricordi sbiaditi e di sensazioni sfuggenti, proprio come accade con i sogni una volta che ci svegliamo. La realtà non esiste, è tutto nei nostri pensieri“.

– Il suo “fare” fotografia, è un lavoro di ricerca continuo, mi incuriosiscono i suoi soggetti ed i suoi colori, ce ne può parlare?

“Essere autodidatta mi ha portato a crescere poco a poco sperimentando e coltivando diversi stili fotografici, dal minimal alla street photography, al paesaggio, al ritratto ambientato, fino ad arrivare alla tecnica del fotomontaggio con la quale sono riuscita a dare sfogo alla mia fantasia e creatività. Il lavoro è stato lento e continuo ma molto soddisfacente. Attraverso i miei soggetti cerco sempre di svegliare nell’osservatore quelle sensazioni latenti in tutti noi che a volte teniamo nascoste in maniera più o meno inconsapevole. Mi fa piacere quando un mio lavoro inquieta, mi fa apparire un bel sorriso sulla faccia perché ciò significa che non ho lasciato l’osservatore indifferente, lo ho turbato in qualche modo. Capita spesso che i miei soggetti appaiano di schiena, questo perché di loro non m’interessa l’identità personale (spesso sono sconosciuti che in qualche modo hanno attirato la mia attenzione per strada) ma quello che faranno e come appariranno poi all’interno del mio immaginario. Sono come gli sconosciuti che appaiono nei nostri sogni e agiscono su di noi provocando determinate sensazioni. Altre volte il soggetto sono io stessa. L’autoritratto, è un genere che amo e coltivo molto. Il tema dell’identità, nel senso psicologico, mi ha da sempre affascinata. Da ragazza, passavo tanto tempo ad autoanalizzarmi per cercare di conoscermi e di capire il mio carattere, anche attraverso l’interpretazione dei sogni. Ero molto timida e volevo assolutamente capire a cosa fosse dovuto quel freno che tanto mi pesava. Inoltre mi sono trovata a superare dei grossi cambiamenti sin da piccola e questo, ora lo capisco, ha influenzato in maniera decisiva sia il mio essere, sia la mia attitudine rispetto a quello che faccio. Lavorare con me stessa mi dà un enorme senso di libertà e arriva ad essere quasi un’esperienza terapeutica. Infine, se i colori nelle mie immagini non sono quasi mai troppo forti è perché non devono essere protagonisti ma aiutare a ricreare l’atmosfera di sospensione onirica che cerco di ricreare“.

– Nel suo percorso creativo ha dei modelli a cui si ispira?

“Naturalmente. Per quel che riguarda l’influenza dal mondo della pittura devo citare fra altri autori Magritte, al quale ho anche dedicato uno dei miei progetti. Per quel che riguarda invece il mondo della fotografia ci sono Duane Michals, e Francesca Woodman, con i quali mi trovo molto in sintonia per il loro modo di approcciarsi alla fotografia. Comunque io più che una cultura fotografica, ho una cultura letteraria. Infatti, mi sono laureata in lingue e letterature straniere e fra tutti i corsi seguiti all’università, ce ne fu uno che mi colpì in particolar modo: quello di Letteratura Ispanoamericana con lo studio approfondito su Borges come scrittore fantastico e il saggio di Rosmary Jackson “Il fantastico. La letteratura di trasgressione”. Sicuramente molto di quello che ho appresso in queste letture si riflette nei miei lavori: il perturbante, il fantastico e il meraviglioso sono concetti che mi interessano molto e che cerco di inserire nei miei lavori. Ad ogni modo, dal momento che viviamo nell’era dell’immagine e della fotografia, è praticamente impossibile non venire influenzati in maniera più o meno consapevole, non già dall’intero lavoro di un singolo autore, quanto da singole immagini di autori odierni e passati che ci vengono proposti. L’artista a mio avviso non può non essere influenzato e anzi, ha il dovere di rielaborare tutto quello che lo riesce a toccare nell’intimo, creando qualcosa di nuovo e quindi di proprio“.

– Cosa può consigliare ad un giovane che vuole approcciarsi alla fotografia e quali sono i suoi prossimi impegni creativi.

“Consiglierei di lavorare principalmente su se stessi e di dedicare al lavoro e allo studio tanto, tanto tempo. L’arte è qualcosa che si porta dentro, è un bisogno di esprimere se stessi e di comunicare e rielaborare emozioni, quindi chi ama quello che fa e sente di farlo per un bisogno interiore e non materiale, ha già tanto di guadagnato. Per quel che riguarda il futuro, ho diversi progetti in cantiere. Attualmente ho conseguito un contratto lavorativo con la Malamegi Lab per il catalogo della nuova collezione, mentre il prossimo novembre dovrei esporre al Paratissima di Torino, evento per il quale è stata scelta una mia immagine per la grafica del catalogo G@P (“Galleries at Paratissima”) e la promozione dell’evento. Nel frattempo continuo a creare immagini degne dei sogni”.

Maurizio Piccirillo

 

 

 

 

 

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