“Planetarium”, è uscito il nuovo singolo dei  The Waking Sleeper Band

S’intitola “Planetarium”, l’ultimo lavoro discografico dei  The Waking Sleeper Band, un brano particolare, quanto ambizioso e che nei giorni scorsi ha iniziato a circolare in radio. Da un primo ascolto si ha la sensazione di un progetto musicale più ampio e visionario che spazia tra vari generi e che mette in luce grande padronanza tecnica e creativa. Nelle scorse ore siamo entrati in contatto con la band, che comprende Marco Fuliano alla batteria, Simone Carbone al basso e ai cori, Davide Medicina al basso, Francesco Rebora alla chitarra e ai cori, Roberto Ferrari, al piano, synth e ai cori Micaela Gregorini  e Serenella Di Pietro Paolo  ai cori e voci aggiuntive, e Maurizio Antognoli alla voce e gli abbiamo posto qualche domanda.

-Ragazzi, com’è nata l’avventura The Waking Sleeper Band?

“E’ nata nel 2012, inizialmente come “studio project” con l’intento, sin dalle prime battute, di portare avanti un progetto che coniugasse sempre la musica ad altre discipline e così nacque il primo cd, “The Waking Sleeper”, che così diede poi il nome stesso alla Band, nata alla fine di quell’anno stesso. In questo primo progetto il nostro prog si è confrontato con il mondo del cinema, attraverso un omaggio a David Lynch, autore del colossal anni ’80 “Dune”, del quale abbiamo voluto celebrare proprio “il dormiente che si sta svegliando”, protagonista principale di questo film di fantascienza molto particolare”.

-Attingete molto da varie influenze musicali, ce ne potete parlare?

“Per noi esistono band di riferimento quali gli Yes (in particolare dal cd spartiacque del 1983 “90125”, a nostro avviso un disco irripetibile), ma anche da influenze del prog britannico come i Genesis (periodo da Duke in poi) , Marillion, Peter Gabriel, oltre contaminazioni di altro ambito quali i Toto e Gino Vannelli.”

-“Planetarium”, è un brano che fa parte di un progetto più ampio, potete spiegarci meglio?

“Planetarium nasce come progetto “simbolo” di un progetto tematico che vuole unire in un misterioso ed intrigante intreccio la musica da un lato e l’astronomia dall’altro, in una sorta di racconto spazio-temporale che parte dal’ antichità greca sino ai nostri giorni, passando attraverso i più illustri scienziati che hanno cercato sin da sempre di dare una spiegazione al cosmo che ci circonda. Planetarium ne è il manifesto relativo, attraverso 10 brani in rappresentanza di 10 visioni del cosmo stesso, raccontate attraverso nomi illustri come Archimede (inventore del primo rudimentale Planetarium, Pitagora, Tolomeo, Copernico, Galileo, Keplero, Newton, per giungere sino agli attualissimi Einstein e Hawking. Planetarium è il contenitore ed il mezzo attraverso il quale si rivelano tutte le varie differenti visioni del cosmo. In questo momento siamo work in progress con il nuovo cd “Planetarium”, in prossima uscita a Novembre del 2018. La novità di tutto questo progetto artistico non sta solo nell’aspetto musicale, ma soprattutto nella novità di voler sempre accostare, come nei precedenti lavori, tematiche differenti e talvolta apparentemente distanti, ma in realtà in correlazione più vicina di quanto si possa credere….nel primo cd era la musica in relazione al cinema, nel secondo la musica con la letteratura, la poesia ed il teatro attraverso l’omaggio al genio anticonformista e trasgressivo di Oscar Wilde, in quest’ultimo la musica con l’astronomia”.

-Come vedete la scena musicale attuale e quali sono, se ci sono, i vostri prossimi passi.

“La scena musicale attuale è assai più difficile per come è strutturata e assai più complicata da affrontare rispetto agli anni ’70, ’80’ e ’90, questo poiché da un lato abbiamo assistito alla moltiplicazione dei livelli di offerta di ogni genere musicale con conseguente assai minor assorbimento da parte della domanda del mercato stesso, a cui si aggiunge l’ormai minor valore sociale e di aggregazione della musica stessa, quella vera s’intende, non costruita quindi su una programmazione di patterns ritmici e inframezzata da effetti tecnologici, definita spesso in maniera inappropriata come tale”.

Maurizio Piccirillo

 

 

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