Nuove speranze per la cura del pene ricurvo

Trattamento del pene curvo con collagenasi di clostridium histolyticum: i dati di efficacia dopo un anno di utilizzo del farmaco in Italia

Curar con la collagenasi il pene ricurvo. Presentati ieri a Firenze i dati relativi alla collagenesi di clostridium histolyticum per il problema dell’induratio penis plastica, detta anche mlattia di La Peyronie. “La patologia prevedeva fino a un anno fa solamente terapie palliative con scarse evidenze scientifiche. L’arrivo di questo nuovo trattamento, ha rivoluzionato le aspettative dei pazienti, per i quali è finalmente auspicabile un miglioramento oggettivo della curvatura peniena, evitando interventi chirurgici complessi”, ha spiegato il prof. Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia (SIA). “Duecento i pazienti trattati nel primo anno in Italia, oltre il 50% proprio a Firenze, con un’età media di 54 anni, il più giovane di 15 anni, a confermare la possibile predisposizione genetica della malattia; 96% i pazienti con un miglioramento oggettivo, 80% quelli contenti del risultato che consiste in un miglioramento medio di 20 gradi con punte fino a 40”. Questo l’intervento del prof. Nicola Mondaini, consigliere della Società Italiana di Andrologia e colui che, per primo, ha eseguito tali trattamenti in Italia, esattamente un anno fa. “Per l’occasione, la Società Italiana di Andrologia ha deciso di far partire proprio da Firenze un corso itinerante rivolto ai giovani uro-andrologi, con l’obiettivo di insegnare questa tecnica mininvasiva per utilizzare questo farmaco”, ha dichiarato il dr. Andrea Cocci, responsabile Giovani Andrologi della SIA.

Tale patologia, è stata recentemente associata alla possibilità di sviluppare tumori (il 40% di possibilità in più di sviluppare cancro ai testicoli o allo stomaco e il 29% di chance in più di essere colpiti da un melanoma, ma il prof Nicola Mondaini ha sempre voluto rassicurare i pazienti ricordando che i dati sono preliminari, lo studio ha avuto critiche dalla comunità scientifica, e non ci sono conferme. E, nella sua grandissima esperienza professionale su tale patologia, sono stati pochissimi i casi in cui era presente una componente oncologica.

 

Alessandra Pirri

 

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