“Non ho l’età” di Riserva Canini, indagine poetica sullo spazio-tempo

Uno spettacolo di performance e pupazzi destinato all’infanzia fiore all’occhiello della XV edizione del Festival “Giardino delle Esperidi”

È una poesia sullo scorrere del tempo, sul segreto dell’esistenza, sul mistero dell’umanità, “Non ho l’età” della compagnia Riserva Canini, onirico spettacolo teatrale presentato lo scorso 30 giugno alla XV edizione del Festival “Il giardino delle Esperidi”, che si svolge sul Monte di Brianza.

I due performer Manuela De Meo e Pietro Traldi conducono il pubblico in un viaggio intimo e universale, fatto di suggestioni fiabesche, ancestrali e trasposto con toni lievi ma intensi. Avvolti da un silenzio scandito dalle registrazioni di discorsi di alcuni bambini sul tema del tempo, dello spazio, del senso dell’esistenza, Manuela De Meo e Pietro Traldi mettono insieme e poi sistematicamente sfilacciano i filamenti di una corda, ne fanno una figura umana che man mano cresce, fino a invecchiare e morire, per poi ritrovare l’innocenza dell’infanzia. Fa capolino anche una scimmia di peluche di cui vengono ripercorse, attraverso la mimica, le tappe del viaggio esistenziale.

 La danza della nascita e il canto della morte, l’evoluzione dell’umanità sono tutte lì: illuminate da semplici ma sapienti gesti di teatro di figura. Con pochi oggetti carichi di significato, viene tracciato un percorso drammaturgico.

I due performer Manuela De Meo e Pietro Traldi conducono un lavoro muto di manipolazione, gestualità, danza.  Ogni movimento, ogni silenzio, è calibrato. Ogni minuto è carico di poesia.

A metà fra teatro di figura e teatro d’attore, “Non ho l’età” poggia su una rigorosa partitura in cui il linguaggio performativo di poesia e danza si fa dolcemente avvolgere dalla musica.

Riserva Canini indaga temi filosofico-esistenziali di grande complessità, cercando risposte là dove lo sguardo è fisiologicamente puro e innocente: nell’infanzia, territorio in cui tutto è scoperta, e allo stesso tempo tutto è sorprendentemente semplice.

La soluzione di questo percorso non è affatto semplicistica, semmai delicata, poetica, e in senso calviniano leggera. Il significato della vita, dello scorrere del tempo, sono racchiusi nella levità di un racconto scarno di parole ma carico di emozioni. Se dalla risicata prosa si può immaginare che lo sfondo della riflessione sia il mondo contemporaneo, e più precisamente l’Europa occidentale, i riferimenti all’America latina e alcuni richiami alle filosofie orientali nella riflessione sul tempo e sullo spazio e nessun concreto riferimento al presente suggeriscono coordinate spazio—temporali indefinite.

Marco Ferro e Valeria Sacco, ideatori, creatori e registi del progetto hanno realizzato “Non ho l’età” partendo da un’attività laboratoriale condotta con bambini di età compresa tra i sei e i dieci anni. La freschezza, la naturalezza e la delicatezza dell’infanzia è, infatti, la base su cui si innesta un profondo discorso dalle implicazioni esistenziali e filosofiche.  L’aver indagato temi profondi con toni lievi ed intensi, grazie alla poesia dell’infanzia, permette di evitare il rischio di un lavoro retorico e stucchevole e salva dalla tentazione di  una risposta banale a interrogativi complessi.

Laura Timpanaro

 

NON HO L’ETÀ

immaginato e creato da Marco Ferro e Valeria Sacco

con Manuela De Meo e Pietro Traldi

collaborazione scenotecnica Matteo Lainati

regia Marco Ferro e Valeria Sacco

una produzione Riserva Canini, Campsirago Residenza, con il sostegno di Sementerie Artistiche di Crevalcore (Bo), Teatro Metastasio di Prato, Teatro delle Briciole di Parma, Teatro Comunale di Antella, Regione Toscana, Teatro del Lavoro di Pinerolo, Regione Piemonte.

 

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