Nel falso mito del dialogo la viltà mascherata da buonismo

Gli ultimi episodi in cronaca – e la cronaca non segnala tutto ciò che succede – sono una significativa comemmorazione del ’68, di cui come si sa ricorre il 50°.

Al ripetersi di episodi delinquenziali – erroneamente segnalati come bullismi –  si va sostituendo la bocciatura degli studenti alla pulizia dei cestini.

Intanto una multietnica varietà di delinquenti manda al creatore cittadini che in ore del giorno che dovrebbero essere mediamente sicure compiono normali azioni quotidiane, come far la spesa o portare a spasso il cane. Nelle nostre vie, urla innocue ma inquietanti di poveretti che gridano la rabbia alla vita, ma anche ai passanti, significano gli effetti a lungo termine della cosiddetta legge Basaglia, che forse prevedeva non soltanto un “tutti fuori”, ma anche una casetta per tutti. Parlo dei oggi detti disturbati psichici, alias pazzi, la cui esistenza si tendeva a negare nei beati anni ’70.

Tutto ciò non favorisce la serenità di base, neppure dei marmocchi custoditi in scuole di infanzia e obbligatorie varie, dove si alternano violenze su e da insegnanti. Violenze da ragazzini supportate dai genitori. Subite da ragazzini non supportati da nessuno. Così crolla il mito del dialogo (e non voglio qui parlare di monumenti coperti o simboli cristiani accantonati, umiliante segno di resa contrabbandata da rispetto, piombato nella  bara del dizionario).

Nel falso mito del dialogo, nella viltà mascherata da buonismo, stiamo cedendo il potere, oltre che agli ignoranti, ai delinquenti. Contro cui non si prende alcuna misura importante abbastanza da farli desistere, o perlomeno evacuare dalla società che merita di essere lasciata in pace.

Ricordo l’educazione data a molti bambini: niente aggressività, mai. Così di fronte ai bulli si manifestano come vittime designate e impotenti. E l’altra educazione, assai diffusa: niente proibizioni, perlomeno fino a quando, adolescenti, insultano indisturbati, negli intervalli dello smartphone,  anche i genitori, che sono del tutto disarmati.

Quanto ci vorrà per smettere di essere vittime designate, non lo sa nessuno, visto che il potere dello stato, in vacanza, di tutto ciò poco e male si occupa. Che si aspetti che se ne occupino i cittadini disgustati e presi in giro, ma soprattutto circondati da pericoli dovunque?

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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