Milano, per i novant’anni della Ferrari, piazza del Duomo si tinge di rosso

“Chiedi a un bambino di disegnare una macchina e sicuramente lui la farà rossa” (Enzo Ferrari)

Quando batte il cuore. E tutto si tinge di rosso. E un enorme cuore rosso scalpiterà in piazza del Duomo, il prossimo 4 settembre, dalle ore 18. Perché Ferrari si prenderà il Centro di Milano per un evento imperdibile. Aci e la scuderia del Cavallino devono infatti festeggiare un doppio traguardo storico – i 90 anni di Ferrari e i 90 anni dal primo Gp di Monza -, e hanno deciso di fare le cose in grande. Dal tardo pomeriggio di mercoledì, quindi, in pieno centro città saranno esposte le monoposto di quest’anno e le vetture che hanno fatto la storia della scuderia di Maranello. Sul palco di piazza Duomo i campioni della Ferrari più amati di sempre come Jean Alesi, Gerhard Berger, Kimi Raikkonen, Felipe Massa, Mario Andretti, Eddie Irvine e Rubens Barrichello. Non solo campioni navigati ma anche i giovani del Ferrari Driver Academy, tra cui Mick Schumacher (dal cognome che profuma di storia) e Giuliano Alesi. E poi loro:  Sebastian Vettel e Charles Leclerc. “Vestitevi tutti di rosso”, l’appello di Vettel.

Perché la Ferrari è un oggetto di culto, vero e proprio emblema delle auto di lusso italiane. Conosciuta in tutto il mondo anche grazie al suo acceso colore rosso. E questi velocissimi bolidi made in Italy, hanno mantenuto il colore rosso perché, sin dagli Anni ‘30, nell’automobilismo sportivo internazionale, in base a un provvedimento preso durante le due guerre mondiali dall’associazione che in seguito verrà chiamata Fia, era il colore che rappresentava l’Italia. E il colore rosso è stato usato fin dagli albori della F1 per riconoscere le auto dei team italiani da quelle straniere. Ancora prima delle Ferrari, erano le Alfa Romeo, le Maserati e le Lancia a tenere in alto il rosso sulla scena internazionale. Ma quando il Drake fondò la sua scuderia, decise di mantenere la tradizione e con il tempo rimase l’unica a rappresentare l’Italia sui circuiti. Seguendo le raccomandazioni Fia, le auto inglesi venivano verniciate in verde scuro, le francesi in blu, le tedesche in bianco e così via. L’assegnazione del colore però non era determinata dalla nazione in cui nasceva l’auto, ma piuttosto dalla nazionalità del team. Ad esempio, durante il GP del Belgio del ’61, una Ferrari gialla gareggiò arrivando nelle prime posizioni, essendo quello il colore della nazionalità del team belga. La situazione cambiò a partire proprio dagli Anni ’60, quando iniziò l’era degli sponsor. Quest’ultimi avevano tutto l’interesse a tenere bene in vista i colori che li rendevano riconoscibili agli spettatori, dando il via alla scomparsa del regolamento Fia e spingendo sempre più team ad abbandonare il colore originario. Il primo fu il Team Gunston, finanziato dall’azienda di sigarette omonima, che dipinse nel 1968 le sue Brabham in arancione e nero in onore dello sponsor stesso. Al di là della deriva commerciale che ha assunto la logica delle livree da competizione, Ferrari ha cercato di mantenere viva la sua tradizione motoristica mantenendo il colore rosso come predominante. Prima della acquisizione del marchio da parte di Fiat, il Rosso Corsa era praticamente l’unico disponibile per comprare un’auto di Maranello tanto che la percentuale superava l’85% delle vendite totali.

E poi, si sa. Il rosso è il simbolo dell’energia. Della corsa. Del potere. Dell’adrenalina. Della passione. Il rosso nell’immaginario collettivo è sempre stato abbinato al dio della guerra, Marte. Oltre che ovviamente al pianeta omonimo. L’arte paleocristiana, invece, impiegava il rosso per dipingere i serafini e gli arcangeli. Il rosso simboleggia la fiamma, uno dei quattro elementi della creazione. Il rosso, pertanto, simboleggia il fuoco. E in fondo la Ferrari è proprio questo: la forza sanguigna in un abito regale.

Vincenzo Di Dia

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