Mario Nanni presenta il suo libro “Il curioso Giornalista. Come vestire le notizie”

 ROMA – Mario Nanni, un giornalista parlamentare di lungo corso, ha da poco compiuto 40 anni di giornalismo politico. E’ stato capo della redazione politico-parlamentare e poi capo redattore centrale dell’ANSA.

Ho chiesto all’amico e collega Mario Nanni di concedermi un’intervista in occasione dell’uscita del suo libro “Il curioso Giornalista. Come vestire le notizie”. Mario lo conosco personalmente da decenni da quando nel lontano 1985 ho iniziato a muovere i primi passi all’Agenparl e al tempo stesso frequentavo la facoltà di Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma. Ho sempre provato stima ed ammirazione nei suoi confronti, un giornalista preparato, uno tra i più accreditati a Montecitorio, un punto di riferimento per chi iniziava la professione di giornalista parlamentare. E’ stato un piacere intervistarlo perché dialogare ogni volta con Mario Nanni rappresenta una lezione di vita e il suo libro ne è la prova provata.

Mario Nanni

-Caro collega, come ti è venuta l’idea di questo libro?

L’avevo in mente da tempo. La spinta mi è venuta dall’esperienza di commissario agli esami di Stato per l’idoneità professionale”

-In che senso?

“Ho cominciato a raccogliere tanto materiale, da cui balza con evidenza preoccupante la scarsa preparazione, anche culturale, di molte giovani leve che si accostano alla professione giornalistica

-Questo materiale è illustrato nel libro?

“Lo riporto, scegliendo tra gli esempi più significativi e purtroppo più allarmanti, nella prima parte del volume. Lo faccio, naturalmente, non per mettere alla berlina i candidati, ma per mostrare con esempi concreti, dicendo ovviamente il peccato non il peccatore, quali sono le carenze tecniche e culturali di tanti giovani, e non solo loro, che non conoscono il passato e spesso neanche l’attualità“.

-Ci anticipi qualche esempio?

“Clamorosi errori di ortografia. Frasi come ‘’ ‘’la carcassa della donna uccisa’’, un cadavere senza vita’’. Oppure: via Rasella? Non lo so, io sono di Bergamo!

-Quindi una specie di ‘’libro bianco’’ sul livello di preparazione degli aspiranti giornalisti?

“Non c’è solo quello, naturalmente”.

-Le altre parti del libro cosa raccontano?

Sono affrontate molte questioni relative al linguaggio, allo stile, alla tecnica di scrittura, all’uso delle citazioni, delle virgolette, a come si fanno le interviste, a quale rapporto si ha con le fonti, a come fare i titoli, come crearsi uno stile personale di scrittura e attingere al massimo della leggibilità e della chiarezza, nella verità: il massimo obiettivo cui deve ambire il giornalista”.

-Quindi una specie di manuale di scrittura?

“Il libro ha anche questa caratteristica, ma non si presenta, alla lettera, solo come un manuale. Ci sono pagine di giornalismo politico, parlamentare, racconti di esperienze professionali”

-Hai scritto dunque un libro di memorie?!

“No, ho usato questa chiave, che l’editore ha molto apprezzato: invece di spiegare in modo astratto regole di scrittura, di tecnica, di linguaggio, le illustro di volta in volta con episodi, aneddoti, fatti avvenuti: in questo modo a chi legge, il discorso resta meglio impresso nella memoria”.

-Quante pagine ha il libro?

“Circa 360”

Un bel mattone!

Mario Nanni

Non credo, e sai perché? Molte pagine sono scritte secondo uno stile da sceneggiatura teatrale, quindi con l’uso del dialogo. Inoltre ci sono titoletti che inframmezzano la pagina e che ne interrompono l’arida sequenza delle righe. Poiché nel libro insisto molto sulla caratteristica della leggibilità, ho cercato di dare un esempio. Se poi sia riuscito e quanto, lo giudicheranno i lettori“.

-E poi?

“Scrivendo questo libro, come del resto è nel mio stile di scrittura, alterno il registro alto e basso, il lettore trova citato, per fare solo un esempio, Totò ma anche Giambattista Vico, trova Franco Battiato e Benedetto Croce”.

-E, per esempio, che c’entra Vico?

C’entra, eccome!. Quando consiglio all’aspirante giornalista che deve fare l’esame, o semplicemente al giornalista che deve scrivere un articolo, una relazione ecc, di fare le schede, di schematizzare un tema, richiamo proprio l’insegnamento di Vico: si imparano, si conoscono solo le cose che si fanno. Fare le schede è già conoscere e memorizzare l’argomento

-Come mai questo titolo ‘’Il CURIOSO GIORNALISTA’’?

“Il primo capitolo del libro è dedicato proprio alla curiosità, che io considero un atteggiamento mentale, conoscitivo che al giornalista non può, non deve mancare mai. E’ quasi un pre-requisito“.

-E il sottotitolo ‘’Come vestire le notizie?’’

“Il sottotitolo rispecchia uno dei motivi ricorrenti che legano, come tanti fili, le pagine del libro: la notizia di per sé è importante ma non è sufficiente. Va corredata, direi addobbata della sua storicità, spiegata e calata nel suo contesto, e illustrata nei suoi sviluppi e conseguenze. Va quindi vestita di tutto questo“.

-Parlavi di fili conduttori. Ce ne sono altri ?

“Sì, la necessità, per il giornalista, aspirante tale o già in servizio, di avere il senso della storia, di studiarla, di acquisire una forte consapevolezza storica. E’ indispensabile per capire e spiegare il proprio tempo. Solo conoscendo il passato si può capire il presente; perché, ha insegnato Croce, la storia è sempre contemporanea“.

-Non è un libro di memorie, hai detto. Ma ci sono personaggi politici o giornalistici che hai incontrato durante la tua esperienza?

“Nel libro compaiono parecchi personaggi politici; Craxi, Andreotti, Fanfani, Almirante, Spadolini, Bossi, Renzi, De Mita, D’Alema; di alcuni di essi, raccontando di volta in volta alcuni aneddoti, sono delineati dei tratti, a volte mini ritratti, gustosi e critici“.

-C’è qualche altro capitolo che vorresti sottolineare?

“Ce n’è uno, intitolato ‘’Storia e storie dietro le parole’’. Una specie di prontuario, in ordine alfabetico, di voci, locuzioni, slogan del lessico storico-politico degli ultimi anni. Di essi spiego la genesi, quando sono stati pronunciati e da chi e perché“.

-Qualche esempio?

“Tra i meno recenti, ‘’ destino cinico e baro’’, detto da un Saragat deluso dei risultati elettorali per il suo partito; tra quelli più freschi ‘’stai sereno’’ detto da Renzi per rassicurare Letta; una frase che oggi nessuno, se rivolta a se stesso, sentirebbe senza preoccuparsi”.

-l libro dov’è reperibile?

“Dal primo marzo nelle principali librerie on line, su Amazon. Sarà disponibile anche la versione ebook”.

Libri “Il curioso Giornalista. Come vestire le notizie” di Mario Nanni added by Luigi Camilloni on 22 febbraio 2018
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