Maria Laura Moraci presenta EYES e afferma: Chi assiste a un sopruso e non reagisce, è colpevole anche lui

La regista in questa intervista affronta anche il problema della violenza alle donne e i recenti scandali di Hollywood

Maria Laura Moraci ha scritto e diretto il cortometraggio EYES, in memoria di Niccolò Ciatti, il ventiduenne picchiato a morte da tre coetanei nell’indifferenza generale il 14 agosto 2017 in una discoteca vicino a Barcellona. Premiato all’Ischia Film Festival, al MIFF, al Los Angeles Independent Film Festival Awards e altri eventi italiani e internazionali, EYES presenta personaggi di diversa età, etnia ed estrazione sociale, ingabbiati in una società frenetica incline alla violenza e al consumismo. In scena 30 attori, di cui 28 ad occhi chiusi per indicare l’indifferenza e la superficialità che ci trascinano sempre più a guardare senza vedere veramente.

Abbiamo incontrato Maria Laura Moraci per saperne di più su questo suo progetto di denuncia, utile alla scena sociale e politica nostrana di questo periodo. Ecco cosa ci ha raccontato.

-Come è nata l’idea di questo progetto?

L’idea è nata a metà dicembre 2017 nell’ambito di un corso di recitazione ed è venuta in mente a me e altre due attrici, Elisa Fois e Francesca Aledda, durante un esercizio sul sensoriale della vista. Avevo già in mente di realizzare qualcosa sul tema dell’indifferenza dopo aver appreso la triste notizia di Niccolò Ciatti, il 22enne pestato a morte da tre ceceni nell’indifferenza generale, in una discoteca a Lloret De Mar, vicino Barcellona, lo scorso 14 agosto 2017“.

-È stato difficile realizzare questo cortometraggio dal punto di vista produttivo?

“Inizialmente sì. La cifra dei soldi raccolti attraverso il crowdfunding fatto sul sito Produzione dal Basso era un bel risultato, ma non bastava e devo ringraziare i produttori Maurizio Rosci e Anna De Nardo grazie ai quali il progetto ha visto poi la luce”.

-Che messaggio vuole lanciare con EYES?

“Chi assiste a un’ingiustizia o un sopruso e non reagisce ne è complice e quindi per me, anche colpevole. Non dico che bisogna reagire nel senso di intervenire sempre in qualsiasi caso, perché a volte potrebbe esser pericoloso e quindi, da persone ingenue o incoscienti. Senz’altro però si può agire in altro modo e non come invece hanno fatto quelle persone impassibili e immobili disposte a cerchio, mentre Niccolò Ciatti veniva massacrato a morte. Loro, essendo davvero in tanti, non solo avrebbero potuto intervenire e fermarli, ma sarebbe bastato anche andare a chiamare la polizia, invece di riprendere con i cellulari come se stessero ad assistere ad uno spettacolo su un ring inesistente“.

-È contenta del percorso che EYES sta facendo nei vari festival italiani e internazionali?

“Sì, moltissimo. Non mi sarei mai aspettata questo successo di critica e pubblico. Inoltre in meno di tre mesi è stato selezionato in 27 festival, vincendone per ora 13. Questo risultato è merito di tutti coloro che hanno partecipato a realizzare EYES e li ringrazierò in eterno. La cosa che però mi rende più contenta in assoluto più di ogni altra, è che Luigi, il padre di Niccolò, e le persone che lo amavano, abbiano apprezzato il mio corto”.

-Quali sono state le scene più difficili da girare?

Onestamente in nessuna scena ho trovato grandi difficoltà. Piuttosto è stato un po’ difficile recitare ad occhi chiusi in tutto il corto e girarlo in meno di 24 ore. Sicuramente i piani sequenza sono stati i più complessi. Abbiamo girato tutta la sequenza del bus di seguito senza sosta e a occhi chiusi. Agire e recitare a occhi chiusi durante una carrellata in cui la macchina da presa inquadra il tuo volto e riuscire, senza che nessuno te lo dica, non solo a fare i giusti movimenti ma soprattutto nel momento e tempo giusto, è davvero impossibile se ci ripenso. Grazie all’uso del sensoriale dell’udito molto sviluppato ci siamo riusciti. Un piccolo miracolo.

 -Qual è il suo pensiero sull’universo femminile, in particolare nel settore dell’intrattenimento visti i recenti scandali di Hollywood?

“Penso che noi donne dovremmo scuoterci e liberarci da questo torpore. Dovremmo denunciare all’istante e, infatti, mi amareggia molto che queste denunce siano arrivate dopo tanto tempo dalle violenze subite, perché così facendo hanno permesso a questi carnefici di perpetrarne altre. Capisco il senso di colpa e la vergogna per la violenza e per il ricatto subito da queste donne, ma allo stesso tempo penso che alcune di loro, forse, non abbiano denunciato prima, perché ciò continuava indubbiamente a procurargli vantaggi professionali. Una volta divenute autonome, ricche e potenti, hanno potuto avere la loro rivalsa su un personaggio così meschino, che usava il suo potere per abusare e giocare con i sogni di giovani donne. Weinstein , però, è solo uno dei tanti; la dominante maschilista nel campo del mondo dello spettacolo, spesso non permette ad una donna di esser valutata secondo le sue reali capacità, e di conseguenza di assumere il ruolo che le spetterebbe. Al posto di queste attrici che sono scese a compromessi pur di raggiungere i loro sogni, io non sarei mai riuscita ad addormentarmi ogni sera e guardarmi allo specchio la mattina, sapendo di aver ottenuto un ruolo per meriti non legati alla recitazione. Ad ogni modo le loro denunce anche se tardive, e i recenti scandali di Hollywood, sono felice che siano usciti fuori perché sono serviti a sbloccare un sistema stantio nel quale non vi era parità di genere ed equa dignità. Questa lotta è stata importante perché, riguardando tutte le donne del mondo, si è espansa anche agli altri settori lavorativi, sbloccando certi meccanismi e mettendo il luce il tema dell’abuso di potere legato alla società maschilista. Si è iniziato poi a parlare delle donne che sono quotidianamente vittime di giochi di potere, e che subiscono soprusi e abusi tra le mura lavorative e domestiche. Bisogna però smetterla di colpevolizzare le vittime, attribuendo loro la responsabilità di quanto hanno vissuto. Quest’abitudine dilagante mi da la nausea e, inoltre, distoglie chi vuole denunciare dal farlo, perché teme di passare da vittima a quella che se l’è andata a cercare”.

-Cosa si può fare secondo lei per cambiare le cose per quanto riguarda gli atti di violenza che sentiamo ogni giorno nella cronaca?

“Secondo me si dovrebbe partire dalla famiglia, dalla scuola e dallo sport, che dovrebbero assumere il loro ruolo originario, ossia quello di educare e formare i giovani, insegnando loro i veri valori, principi e i limiti da non travalicare. Non è un caso che molti episodi di violenze, stupri, aggressioni, fenomeni di indifferenza vedano protagonisti ragazzi dai 15 anni in su. I valori generano delle priorità e stabiliscono confini morali, fornendo regole di comportamento. L’assenza di una bussola sul piano etico e morale, ha generato un mondo arido di emozioni e avido e indifferente verso i sentimenti altrui, anche a causa della ricerca spasmodica di fini materialistici e di un crescente egocentrismo”.

-Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Continuerò a viaggiare molto per la distribuzione di EYES e sto scrivendo un lungometraggio che non vorrei dirigere. Poi ho da poco finito le riprese di un corto come attrice e sto continuando a far provini perché, nonostante abbia scritto e diretto Eyes, ovviamente la mia priorità rimane e rimarrà sempre recitare“.

Letizia Rogolino

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