Luca Bonaffini si presenta: “Non sono nato cantautore. Lo sono diventato per urgenza interiore”

Nostra intervista all'artista conosciuto per la sua grande sensibilità sociale e per il suo modo di toccare con la sua canzone temi difficili con grande delicatezza

Facciamo due chiacchiere con un cantautore di grande spessore, Luca Bonaffini, conosciuto per la sua grande sensibilità sociale e per il suo modo di toccare con la sua canzone temi difficili con grande delicatezza.
“ Chiama piano “ è la sua bandiera, una canzone con la quale sventola il suo pensiero richiamando attenzione sul tema della solidarietà umana.

-Quanto ha inciso su di lei essere figlio d’arte?
“Penso molto. Poi, in realtà, si è sempre figli di qualcuno… quindi, in questo caso, di un artista. Mio padre era un uomo piuttosto narcisista, non troppo altruista e non particolarmente empatico. parlava attraverso le sue opere che, forse secondo lui, sarebbero state più importanti della sua figura. Io non mi sento schiavo delle mie canzoni e, sinceramente, non mi autodefinisco “artista”. Preferisco persona d’arte, appassionato di umanità, sognatore per vocazione”.

– Ci parli della primissima canzone che ha scritto e cantato su di un palco…
“Primissima? Aio. 3000 canzoni fa, quindi. Ricordo la prima esibizione, avevo 16 anni. Nel cortile della Parrocchia per la festa d’estate, tradizionale in quegli anni, con i miei compagni di infanzia. Frequentavo pure gli scout perciò i repertori erano meta-religiosi e metà modaioli. Io scrivevo già e suonavo. Mi buttai con un paio di ballate, armonica a bocca e band di supporto”.

– Si dice di lei (nel libro intervista) dell’impressione che il suo talento sia andato in gran parte dissipato, e delle sue capacità autorali rimaste inespresse. Cosa la frena dall’esprimere completamente queste espressioni artistiche?
“Le provocazioni servono a estrarre le verità sopravvissute. Bonanno, potente e arguto, provoca – nel libro – appositamente, per far sì che salti fuori ciò che non si conosce di me. Non so se ho talento o meno: sicuramente le mie scelte anti-sistemiche e anti-mediatiche hanno lasciato molti dubbi sulla mia carriera, così frammentata e discontinua. ma io non amo l’eccessivo rumore e, forse, ne ho pagato il prezzo dell’impopolarità. Le mie capacità autorali le può mettere in dubbio il mercato, questo senza dubbio. Ma chi scrive musica o testi mi ha sempre riconosciuto e a volte sopravvalutato”.

– Ci ha stupito la sua frase “Detesto cantare”, detta da un grande interprete, un cantautore nato tale.
“Grazie del grande interprete, ma credo sia più giusto attribuire questa prestigiosa definizione a Frank Sinatra o a Mina. Io sono un ex-adolescente amante della letteratura, del cinema e del teatro che ha scelto la musica d’autore per incanalare pensieri, energia ed emozioni. Poi, intendiamoci… Non sono nato cantautore. Lo sono diventato per urgenza interiore”.

– Luca Bonaffini torna a teatro, Live tour 2017…
“Finalmente sentiremo un Bonaffini libero di esprimere se stesso dopo una serie di omaggi dedicati a Pierangelo Bertoli suo collega e maestro, dopo tante regie teatrali, rassegne musicali e letterarie e varie collaborazioni, ecco che ritorna alle origini.
Saranno presentati degli inediti tenuti nel cassetto durante le date del tour?
Sì. Assolutamente. Mi sono stancato di autocelebrarmi con cose del passato che magari non sono nemmeno tanto conosciute. Certo, “a casa”, “chiama piano”, “scialle di pavone”… non mancheranno all’appello. Ma voglio raccontare anche con canzoni nuove il Bonaffini del 2017”.

– A casa Bonaffini è nata C7 ART & MUSIC, questo significa che presto ci presenterà dei nuovi talenti?
“Non so se nuovi e non m’azzardo a definire talenti, fin per carità. Ce ne sono già fin troppi di talent show…. C7 era nell’aria da un paio d’anni, poi io e Alberto Grizzi (produttore e musicista mantovano) abbiamo fatto un patto d’acciaio contro la rassegnazione e l’incostanza degli addetti ai lavori. Non ci occupiamo solo di cd e musica. La nostra piccola impresa copre servizi per il mondo dell’entertainment “a tutto tondo” per dirla con un “luoghissimo” comune… E’ uno strumento di lavoro, prima di tutto”.

– Si salverà la musica?
“Se torna Mozart sì. Se no bisogna ricominciare dai geroglifici ed eliminare la musica liquida”.

– Abbiamo parlato di quattro date per marzo 2017, ma c’è qualcosa d’altro in programma, prima o dopo il tour?
“Intanto lasciami fare questo tour e allenarmi nuovamente al palco. Poi si vedrà. Mi piace ancora scrivere ed essere sul palco di battaglia. Ad aprile lo scopriremo insieme”.

Marzia Cori

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