L’immunità dei ciclisti è ridicola rispetto a quella dei molestatori e ladri

Siamo minacciati da quella strega delle fiabe che congela i malcapitati, li rende immobili e senza principe

Minacciati e circondati: cito le streghe più appariscenti, proterve e privilegiate.

Partiamo dalle biciclette. Loro possono. Possono superare in curva, a destra, simultanee come  le Kessler a destra e a sinistra, che ci vuole lo stroboscopio per vederle, poiché guidando capita di dover guardare anche la strada (davanti).

I pedoni devono stare  ben attenti a uscir dai portoni, che  non li falci un due ruote o un pargolo su festoso monopattino. Le due ruote sono omologate alle gambe, visto che filano su marciapiedi e strisce bianche, storicamente riservate  ai pedoni. Invisibili invece a semafori e stop .

Quando qualche veteroribelle protesta, il ciclista lo sommerge d’insulti: i re devono fare quel che gli pare, ovvio. La benevolenza del potere si manifesta nella concessa immunità. Chi in auto ci deve andare, perché non giovane, perché porta persone, perché al lavoro ci deve andare carico di carte e computer, perché in certi orari deve traversare  zone pericolose, è terrorizzato dal timore di centrarne uno, di questi immuni ma non immortali. Più che per bontà, per la certezza dei guai che gli cascherebbero in tal caso addosso. Se poi fosse accolta la proposta per cui le auto non possono superare le biciclette (se non a distanza di un metro e mezzo), prepariamoci a portare  il lavoro in auto, tanto la giornata la passeremo fermi in coda.

Purtroppo l’immunità dei ciclisti è ridicola rispetto a quella dei molestatori e ladri, ne parlano le cronache, in stazioni, sottopassi, marciapiedi, parchi. Per non parlare di chi bicicla in autostrada e guai a chi lo giudichi male.

Immuni anche i pedoni sulle strisce, quelli che ci marcian sopra senza badare a nulla se non all’appiccicato smartphone.

La tenda di protezione  si estende ai trasporti; i passeggeri si dividono in due: chi paga e chi può non pagare. Fra un po’, ai primi lo raddoppieranno, il biglietto, per limitare i danni?

Per un colpo di buongusto non parlerò di chi può esternare in piazza i bisogni fisiologici e chi no, cani compresi, che la loro si deve raccogliere.

Così l’italo popolo si divide in due, con qualche intrusione fra le due classi, ad esempio il ciclista che paga il biglietto del treno, o l’automobilista che  si trasforma in ciclista la domenica, o il criminale comune che, lungi dallo sparire, crede forse di essere immune anche lui.

Rimedi? Non ne vedo. A meno che il popolo umiliato non prenda un’aspettativa a oltranza per protestare  contro quell’altro.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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