Lila, il liocorno e l’orso

Questa volta cedo – autorizzata – la penna a una bambina il cui dramma è che gli adulti, quelli da cui per ora e per lungo tempo dipende il suo modo di vivere, non le credono. Lila, la chiamo come la protagonista della sua favola,  da anni sta soffrendo il potere di altri e la propria impotenza.

Lila ha saputo rendere simbolica la sua vicenda: la favola ne esprime il terrore, la speranza, la fiducia  che ancora prova. Il finale testimonia la pazienza: Lila si mette in standby. Per il momento si chiude, si astrae, finché, un giorno, arriverà la salvezza.

Questo scritto è emblematico: non tutti i bambini in situazioni simili scrivono favole, eppure sono molti. Come molti suppongo siano quelli che dicono bugie e sono creduti. L’umiltà della certezza, dell’intuizione, anche della sospensione di giudizio, sono rare negli adulti. Come purtroppo di chiunque abbia potere.

C’era una volta una bambina che si chiamava Lila e adorava i Liocorni.  Un giorno, mentre passeggiava nel bosco, vide un orso, un enorme orso! Corse, corse, ma inciampò in una radice…L’orso si lancio su Lila. Lei chiuse gli occhi, poi…un Liocorno arrivò per salvarla. L’orso grugnì e si allontanò. Il Liocorno si rivolse a Lila e le disse: ” FaI attenzione la prossima volta!”. Poi partì. Lila tornò a casa felice, andò a dormire e si disse: ”Domani andrò a cercare il Liocorno”. E si addormentò. Il giorno dopo tornò nel bosco per cercare il Liocorno. Andò vicino a un ruscello, a filo dell’acqua, e quando levò gli occhi vide fra i cespugli il bel Liocorno. Lila corse verso la magnifica creatura e la carezzò. Ma il Liocorno non è domestico, e volò nell’aria. Lila era tutta triste, perché pensava che non l’avrebbe potuto ritrovare da sola, e se chiedeva aiuto, nessuno le credeva. Allora decise di aspettare là. Perché il Liocorno sarebbe  ben arrivato per bere, un giorno o l’altro…ed attese, attese, poi si addormentò…

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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