Le esperienze negative, anche soltanto vissute da spettatori, incidono profondamente sulla nostra vita

Se vogliamo aumentare il nostro coraggio, dobbiamo riuscire a aumentare la memoria di tutto ciò che c'è di buono nella vita nostra e in quella del mondo

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Dalla perdita dell’Eden ad oggi, l’attenzione di tutti pare più puntata sui drammi che sulle gioie della vita. La consapevolezza  delle sventure  supera quella delle fortune: il meccanismo che presiede a questa triste consuetudine è fisiologico. Il ricordo di esperienze pericolose, sia psicologicamente sia fisicamente, presiede alla capacità di salvaguardarsi dai pericoli, di riconoscerli, di prevederli. E’ una funzione chiave per la nostra sopravvivenza, da quando esiste l’umanità. Quindi è particolarmente sviluppato.

E le esperienze positive? Certo che si ricordano, ma sono meno importanti per quanto riguarda l’autodifesa, quindi hanno un’incisività minore nel suggestionarci e nel riemergere al minimo stimolo. Basta infatti un suono, un’immagine, il particolare di una scena di violenza, di minaccia, per metterci in ansia. Le visioni di film costituiscono un’esperienza, anche se meno incisiva di un’esperienza diretta, e si imprimono nella memoria come un fatto un po’ vissuto anche in chi non ha mai subito violenze o vissuto guerre. In chi ha esperienza diretta di eventi traumatici, basta un piccolo spunto che le evochi per riattivare uno stato di ansia. Per questo piangiamo durante certi film o leggendo certi libri, ognuno per un personale evento antico che magari la memoria cosciente non conosce. Stiamo tutti da tanto tempo subendo un bombardamento di immagini e cronache di disgrazie, violenze, tradimenti, con ripetizioni costanti sugli stessi fatti di cronaca che se ci interrogassero preneremmo dieci.  Non si può dire altrettanto per le tante vicende belle del mondo: il bello sembra confinato nelle  pubblicità, chimere consumistiche che illudono sempre meno.

Il risultato, oltre agli incubi dei bambini, è uno stato d’ansia perenne che invade una gran quantità di persone, una diffidenza stabile – anche verso chi non se la merita – un’insicurezza e una percezione di sé come probabile vittima che, se da un lato può essere utile, è devastante riguardo ai rapporti sociali, famigliari, e limita lo slancio verso la vita, aumentando solo il reddito di case farmaceutiche. La responsabilità impune dei media e di chi li indirizza è grande, i limitare i danni sta a noi. Smettendo di leggere o guardare tutte le notiziole. Oscurando il tg. Magari anche scrivendo un promemoria al giorno che elenchi tutte le cose buone della giornata, tutti gli amici che hanno dato prova di affidabilità, e appendendo la lista davanti al letto: che sia l’ultima cosa che vediamo prima di addromentarci, visto che nel sonno pare proprio che le esperienze si consolidino nella memoria.

Federica MormandoFederica-mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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