Le canzoni di Fabrizio De Andrè protagoniste al “Castelbuono Jazz Festival”

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente.
Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fiori.
(Via del campo)

Da giovani tutti sono poeti, e da adulti o sono veri poeti o sono cretini; io nel dubbio mi preferisco definire autore di testi per canzone”, sosteneva Fabrizio De Andrè. E sarà dedicata a lui, quest’anno, la 22ª edizione della rassegna “Castelbuono Jazz Festival”, che si svolgerà a Castelbuono (Pa) in piazza Castello dal 16 al 21 agosto. Dopo la prima fase del festival, in programma dall’8 al 13 agosto a Campofelice di Roccella, prenderà vita il momento clou della rassegna. Castelbuono Jazz Festival nasce nel 1995 e, negli anni, è stato un crescendo continuo sia in termini di qualità che in riscontri di presenze. E quest’anno, l’omaggio al cantautore genovese culminerà il 19 agosto con il concerto di Danilo Rea per pianoforte.
Nato a Genova il 18 febbraio 1940 nel quartiere di Pegli, in via De Nicolay 12, figlio di genitori piemontesi trasferitisi in Liguria dopo la nascita del primogenito Mauro, Fabrizio fu un ragazzino ribelle che cambiò diverse scuole e non ebbe mai una grande simpatia per le istituzioni, malgrado (o forse, proprio perché) il padre Giuseppe fosse stato vicesindaco di Genova. L’incontro decisivo con la musica avvenne con l’ascolto di Georges Brassens, del quale De André tradusse alcune canzoni, inserendole nei suoi primi album a 45 giri. La passione prese poi corpo anche grazie alla ‘scoperta’ del jazz e all’assidua frequentazione degli amici Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, del pianista Mario De Sanctis e altri, con i quali cominciò a suonare la chitarra e a cantare nel locale ‘La borsa di Arlecchino’.
Connubio importante, quindi, quello di De Andrè e del Jazz. Perché la creazione istantanea, in tempo reale, è la prima caratteristica del jazz.
“C’è una donna che semina il grano/Volta la carta si vede il villano/Il villano che zappa la terra /Volta la carta viene la guerra”, cantava Fabrizio De André sul palco del teatro Brancaccio di Roma in occasione dei concerti del 13 e 14 febbraio 1998, le date centrali della tournée “Mi innamoravo di tutto”. Sullo sfondo, nove Arcani dei Tarocchi guardano il pubblico: il Bagatto, la Ruota della Fortuna, il Giudizio, l’Eremita, la Morte, il Carro, il Sole, la Luna, le Stelle compongono il racconto di uno spirito libero, un viaggio introspettivo dentro un’umanità ancora possibile. Perché, da sempre sospesi tra meccanica celeste e meccanica terrestre , abbiamo tutti bisogno di prevedere: anticipare l’esperienza. Ed è questo proprio ciò che fa il jazz: anticipa i battiti del cuore e della mente.

Vincenzo Di Dia

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