La vita non va in vacanza

Noi sì, abbastanza: se abbiamo un po' di tempo libero, dopo le passeggiate, le nuotate, le cene, gli sport, potremmo usarlo per pensare

Vorremmo che le vacanze fossero zona franca. Dalle disgrazie, dalle brutte notizie. Invece  sono soltanto un pezzetto dell’anno come tutti gli altri, se non che chi lavora sospende, e chi non lavora le chiama vacanze lo stesso, abusivo!

Le notizie caotiche che arrivano dal mondo, quelle che arrivano, e soprattutto quelle che non arrivano, dall’Italia possono far stare tranquilli solo chi ce la fa a non sentirle, il che è difficile, visto che ognuna, soprattutto quelle di cronaca nera, ci è ripetuta volte su volte, fino a che la impariamo e va a rafforzare il muro d’insicurezza che ci divide dalla sicurezza fittizia e molto miope degli ultimi decenni.

E’ opportuno almeno capire  che viviamo un periodo di grandi cambiamenti. Non quella salita senza fine al progresso che il dopoguerra ci faceva sognare. Non  il viaggio verso la bellezza e l’intelligenza che l’illuminismo e la corsa della scienza ci mostravano. Stiamo vivendo la disgregazione della nostra cultura, annaffiata dall’ignoranza, dalla debolezza indotta dall’illusione consumistica, dallo sbeffeggiamento dei punti di forza  (famiglia, patria, religione), dalla confusione generale. L’Europa è invasa, e lo sarà ancora di più, da persone che della nostra cultura nulla comprendono, cui nulla facciamo comprendere. Da persone forti perché non hanno dubbi, e con chi non ha dubbi non si dialoga.  Che fanno paura, perché uccidono senza temere di morire. Noi, chi ci governa, la dignità e la forza l’abbiamo scordata. E quelli che più hanno assorbito l’incitamento ad agire ogni emozione senza filtrarla con la ragione, quelli in cui il gene del male è sviluppato senza il dono dell’empatia, hanno via libera. Glorificato dalla stampa, il male pare avanzare senza incontrare ostacoli.

Non capisco come sarà il futuro, ma so che non bisogna illudersi, so che bisogna ricostruire i punti di forza. Quelli familiari,  quelli di gruppi che pensano e credono,  quelli personali. Questi ultimi, addestrandoci ad essere resistenti e forti, d’animo prima che di muscoli. Ripensare la dignità, smettere le lamentele, attivare la solidarietà. A questo bisogna educare i bambini, entusiasmare i giovani e soprattutto, più difficile di tutto, noi stessi.

Scrive il poeta: Ciò che chiamiamo Storia,/ non è nulla di cui vantarsi, /in quanto è stata fatta/dal criminale in noi. /La bontà è senza tempo.(W.H.Auden)

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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