La sparata della Deneuve non le fa onore, la molestia è una prepotenza, un’imposizione

Da tempo si susseguono denunce femminili più o meno tardive per molestie subite, che suscitano altrettante reazioni polemiche o solidali. Ed ecco arrivare da Catherine Deneuve una nota che rivendica il diritto maschile alle molestie. NB: molestie, non delicate avances o corteggiamenti!

A seguito delle proteste, la bella si scusa ma ribadisce di rimanere dello stesso parere.

La signora può far scalpore, ma – spero – non opinione, visto anche lo stile delle (ottime) interpretazioni di ruoli ambigui e sessualmente disinibiti cui è o era abituata.

Ma l’argomento è importante. Le denunce, molte fuori tempo massimo per poter suscitare procedimenti legali, vengono principalmente da donne dello spettacolo, che  – anche per l’influsso di antichi pregiudizi – sono a torto considerate “leggere”. Ma spero servano a mettere in guardia i tantissimi maschi che insidiano, molestano, umiliano le donne: potrebbero invece che passare impuniti, come quasi sempre succede, essere segnalati o denunciati. Anche alle mogli, ai figli, oltre che al resto della società.

Quasi tutte le donne hanno subito molestie. Da piccole, dall’amico di famiglia, dal vicino di casa, da un parente, da un estraneo per strada, nel corridoio, sul tram, sul treno. Da più grandi, molto frequentemente da un datore di lavoro. Qui si configura il ricatto silenzioso: ci stai o perdi il posto. Non tutte possono permettersi di perdere un posto. Anche se tenerselo a costo di molestie che si ripetono è una situazione di umiliazione perenne, che oltre ad abbassare l’autostima ingigantisce l’impotenza e la rabbia inesprimibile, per via della paura.

La complicità maschile su questo è ancora possente. Stranamente  (per chi rifletta) il mondo maschile glorifica l’imposizione sessuale sulla donna, anche se è una bambina, anche se è sottoposta. È la preda. Se molti vanno fieri di ammazzare una bestia inerme con una pallottola ovvio che vadano fieri di umiliare una donna che non può reagire. E quelli che dicono “poteva dir di no” sono in malafede. Dir di no, vista la mentalità ancora in uso, significa assai spesso invece che umiliare il colpevole passare da colpevole e istigatrice. Basti leggere gli interrogatori in caso di molti stupri, incultanti per la vittima più che per il colpevole. Dir di no significa perdere un lavoro o rinunciare al sogno di un lavoro. Dir di no è troppo spesso impossibile, come nel caso di bambine e bambini che non sono creduti, anzi, vengono rimproverati se dichiarano di aver subito.

Ben vengano quindi le denunce benché tardive, è ora che i maschi abbiano, loro, paura.

La sparata della Deneuve non le fa onore. Confonde, o finge di confondere, l’avance, il corteggiamento, con la molestia. La molestia è una prepotenza, un’imposizione. L’avance, una domanda rispettosa. Il rispetto, dovrebbe saperlo perfino la Deneuve, consiste nel non violare la volontà altrui, riguardo alla sfera personale. Il corpo è la persona. Violare il corpo è violare l’anima.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

 

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