La scuola delle mogli, la rivoluzione femminile parte dall’amore

Ultima settimana di repliche a Napoli per il capolavoro di Molière, con la regia di Arturo Cirillo e una splendida Valentina Picello. La pièce arriverà anche ad Ancona tra il 4 e il 7 aprile

In un periodo di riflusso in cui anche i diritti che sembravano acquisiti dalle donne una volta per tutte rischiano di evaporare, ecco che un classico come “La scuola delle mogli” di Molière pone in modo inevitabile il confronto tra ieri e oggi, tra l’epoca in cui è stata scritta la commedia (1662) e il medioevo contemporaneo nel quale stiamo ricadendo, con violenza di genere, stalking e subalternità femminile anche nel mondo del lavoro.

La trama della pièce è semplice: Arnolfo (Arturo Cirillo), un signorotto ricco e misogino, decide di prendere moglie. Rivela all’amico fidato Crisaldo che per evitare il tradimento della donna ha pianificato un progetto: ha adottato la figlia di una povera contadina in disgrazia, l’ha mandata in convento affinché perseguisse dalle suore una giusta educazione e soprattutto rimanesse ignorante, in modo che lui possa avere pieno controllo di lei una volta sposati. Ma il piano, per quanto meticoloso, non tiene conto dell’istinto, della natura e dell’amore, quello sincero, passionale, capace di travolgere anche un’anima semplice e ingenua.

Si fanno strada due visioni dell’amore e del matrimonio: una basata su dominio, manipolazione psicologica, ricatti morali e obbedienza, accettato e coadiuvato dalla società e dalla tradizione;  l’altro basato sulla sincerità e sul rispetto, ostacolato dal mondo esterno.

Il breviario con i “doveri delle spose”, che Arnolfo fa leggere alla futura sposa, e l’affermazione che “tutto per una donna può essere indecente” riportano a un presente retrogrado duro a morire.

In scena un cast d’attori di grande talento. Arturo Cirillo si conferma mattatore nei panni del misogino signor Arnolfo. Dotato di carisma e di forte presenza scenica, Cirillo dona al proprio  personaggio  diverse sfumature psicologiche: la paura delle donne e dell’amore, l’arroganza, la violenza e infine la disperazione della frustrazione amorosa.

Valentina Picello nei panni della giovane Agnese, incarna perfettamente lo spessore drammatico e drammaturgico del proprio personaggio, rivestito dapprima d’ingenuità e candore, infine di drammatica consapevolezza della propria condizione.

Ottima la prova anche degli altri personaggi: la comicità semplice e irridente dei due servi (Marta Pizzigallo e Rosario Giglio, quest’ultimo anche nel ruolo di Crisaldo) e la freschezza di Orazio (Giacomo Vigentini), giovane ingenuo innamorato di Agnese.

La regia è solida e d’impianto tradizionale. Si respira già l’atmosfera settecentesca e vi sono rispettati tutti gli stilemi dei personaggi della commedia molièriana, la comicità dei servi  ipocriti verso il loro padrone, la misoginia e misantropia del signorotto, la baldanza giovanile dell’innamorato e il candore e la spontaneità della giovane sposa.

Tutto si svolge all’interno di una scenografia curata meticolosamente: una casa rotante, a due piani, abitazione del ricco Arnolfo, con la camera di Agnese che ricorda una gabbia dorata, dotata di tutti i confort, ma pur sempre una gabbia, casa che con un giro di rotelle diventa  semplice parete.

I costumi hanno una chiara funzione connotativa: l’elegante  completo di Arnolfo, damascato scuro come il suo cuore, è della stessa fantasia del giovane Orazio, che lo indossa però in colore rosso come la passione che lo pervade. Avvolta in un vestito color rosa come una bambina è Valentina Picello.

Il disegno luci e la musica donano colore e atmosfera all’ambiente, introducendo il pubblico ora a una dimensione comica, ora verso atmosfere intriganti.

Lo spettacolo (produzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Napoli), che abbiamo visto all’Elfo Puccini di Milano, è ancora in scena al Mercadante di Napoli fino al 31 marzo, mentre dal 4 al 7 aprile raggiungerà il Teatro delle Muse di Ancona, dove chiuderà la tournée.

Laura Timpanaro

LA SCUOLA DELLE MOGLI

di Molière

traduzione di Cesare Garboli

regia Arturo Cirillo

scene Dario Gessati

costumi Gianluca Falaschi

musiche Francesco De Melis

luci Camilla Piccioni

con Arturo Cirillo, Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta Pizzigallo, Giacomo Vigentini

produzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Napoli

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