La scrittrice Barbara Appiano al Salone della Cultura di Milano

MILANO  –  È stata confermata la partecipazione al Salone della Cultura di Milano, che si terrà a Milano il 19 e 20 gennaio prossimi, della scrittrice Barbara Appiano, che parteciperà con i suoi 2 ultimi lavori,  ‘Il pianista velocista a cottimo‘ e  “Adelante palabra“, entrambi editi da Kimerik.

La prolifica scrittrice vercellese, di origine torinese, ha recuperato le forze ed ha ricominciato a partecipare agli eventi culturali, dopo l’intervento chirurgico per la rimozione di un tumore che ha trasformato in un personaggio di un suo libro dal titolo “Diciotto millimetri di indifferenza, la cicatrice della mia esistenza” in prossima uscita a febbraio 2019 sempre Kimerik Editore.

La scrittrice incontrerà i suoi lettori in occasione del Salone, e li intratterrà con un dibattito aperto sulle sue due ultime fatiche.

‘Il pianista velocista a cottimo’ è un romanzo di denuncia sul mondo dei callcenter.

“Mi sono infiltrata in un callcenter perché volevo provare di persona le assurde condizioni di lavoro che sapevo essere al limite dell’assurdo. E una volta assunta dal callcenter mi è stato dato sin da subito il target dei secondi per ogni attività che potevo svolgere, compreso l’andare in bagno per fare la pipì”. A parlare è sempre la scrittrice, infiltratasi in un callcenter per avere una esperienza diretta, e poterne poi scrivere per denunciare le condizioni di vita e di sfruttamento dei lavoratori del settore.

“Svolgevo il mio compito di video terminalista in uno stanzone enorme con altri 50 operatori alle prese con cuffie, telefoni e un display che scandiva il tempo di ognuno di noi. Un display tipo quelli degli aeroporti, che riporta però tutto quello che fai, e che non appena ti siedi ti tramuta improvvisamente in un numero” continua la scrittrice. Se per qualsiasi ragione perdi la telefonata in arrivo questa viene dirottata ad altri operatori, ma tu perdi minuti preziosi e vieni perfino multato. E se ti alzi perché ti viene da grattarti il naso e ti togli la cuffia, che è collegata al display del ‘grande spione’, ecco che riparte il conteggio dei minuti non lavorati. Gli stessi minuti che insieme ai minuti della pipì, del pranzo e del caffè, vanno ad incrementare i tuoi minuti di pausa, diventando tutti insieme un dato che misura la tua inefficienza” denuncia ancora la scrittrice.

L’alienazione del callcenter trova poi la sua massima espressione nella velocità che il video terminalista velocista deve avere dal momento che prende la telefonata, e deve risolvere il problema di chi chiama in 2 minuti. Sforato questo tempo il “grande cervellone spione”, come un kapò da lager, fa una resoconto dei minuti sforati, e questi ti vengono poi detratti dalla busta paga.

“È un vero e proprio sfruttamento scientifico, di ogni singolo minuto della vita delle persone, comprese le 8 ore di formazione iniziali, che ho scoperto essere pagati da associazioni sindacali, con soldi presi dallo stato” spiega ancora Barbara Appiano.

Una esperienza nuda e cruda, che viene raccontata senza filtri in “Il pianista velocista a cottimo”, che riporta in dettaglio l’alienazione delle “fabbriche telefoniche” dei callcenter.

Un racconto che vuole rimarcare proprio i valori della “fabbrica sentimentale” di Adriano Olivetti e la visione profetica di Pier Paolo Pasolini che predisse la massificazione della nostra società in tempi non sospetti, ben oltre 40 anni fa.

Un reportage che racconta la perdita dei valori universali di fratellanza e solidarietà, sostituiti dall’antagonismo e dalla competizione fra i lavoratori, dal loro sfruttamento alienante, nel nome della efficienza e della produzione” ha spiegato ancora l’autrice.

Una infiltrazione coraggiosa quella della scrittrice vercellese, che l’ha portata ad osare fino ad essere scoperta nella sua missione di “testimone dell’alienazione”, e che l’ha trasformata in oggetto di minacce e intimidazioni per la pubblicazione del libro.

Minacce che la scrittrice non ha però preso in considerazione, pubblicando per intero e senza filtri la sua esperienza.

Il libro è edito da Kimerik editore, con la prefazione di Sonia Francisetti Brolin, docente di lettere al liceo Giordano Bruno di Torino e dottore di ricerca all’Università ‘La Sapienza’ di Roma.

Adelante Palabra, è invece una raccolta di aforismi e riflessioni su dolore e sofferenza,  edita da Kimerik nel dicembre 2018. In  questo lavoro della Appiano il poeta è paragonato ad un vigile urbano, che anziché multare gli automobilisti per eccesso di velocità li porta ad alta quota senza pedaggi per immaginare un mondo alternativo, dove le parole sparse e sospese sono rivelazione e divinazione dell’umanità che vuole ancora emozionarsi.

Anche perché senza l’emozione, senza la poesia che trascende il mondo intellegibile e invisibile del sentire, l’uomo diventa arido più di un deserto, a secco di idee che non riesce ad essere diverso dalla sabbia che ospita.

Adelante Palabra è una “sferzata di acqua fresca, un’arrampicata ad alta quota, e un funambolico viaggio nella poesia in cui il poeta, a detta della scrittrice è parimenti importante come un vigile urbano”.

Perché entrambi, il poeta e il vigile urbano sono, secondo l’idea della stessa autrice, sempre all’apice della nostra catena esistenziale: l’uno multa gli automobilisti che violano la velocità, spiati dagli autovelox ormai onnipresenti nelle nostre città, l’altro invece vede nella velocità della fantasia e dell’immaginazione un modo per uscire dall’insensatezza del nostro quotidiano.

La professoressa Francisetti Brolin ha definito ‘Adelante Palabra’ ermetismo della parola sospesa, una forma di volo che non precipita nell’ovvio del luogo comune.

Maria Luisa Cesetti

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