La maculopatia porta alla cecità, ma molti non lo sanno

Prima indagine nazionale sulla Degenerazione Maculare, il sondaggio è stato realizzato tra il 11 e il 16 settembre 2017 e dice che l'Italia è un Paese a rischio cecità anche se un semplice esame salva la vista

MILANO – Sono stati presentati oggi i risultati della prima indagine a livello nazionale sulla Degenerazione Maculare, che ha rilevato l’opinione di un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i cinquant’anni. La ricerca, condotta dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), ha dato la possibilità di dare voce anche a chi soffre di questa patologia, ovvero oltre il 5,3% della popolazione 50+, per un totale stimato di 1.400.000 sofferenti in Italia.

Rispetto al totale campione, i sofferenti risultano essere in prevalenza donne (69% vs 54% del totale), provenienti dal Nord Ovest (40% vs 27%), con un’età distribuita in maniera diametralmente opposta rispetto alla popolazione e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni (54% vs 14%). Anche nella percezione generale, i sofferenti di questa patologia sono più donne che uomini. Dall’indagine è emersa inoltre una correlazione fra la Degenerazione Maculare (in seguito denominata DM) e altre patologie o abitudini di vita scorrette; i sofferenti sono ad esempio maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione 50+ (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i sofferenti (31%) che nel resto del campione (23%).

Nonostante sia una malattia diffusa, è ancora molto scarsa la conoscenza tra i non sofferenti: il 32% afferma di conoscerla, ma solamente l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Per i non sofferenti che la conoscono, comunque, il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di persone che ne hanno sentito parlare tramite i media tradizionali.

Una forte differenza tra i due campioni è costituita dall’individuazione dei corretti sintomi e cause della DMLE. Se infatti il 25% del totale campione ricorda le corrette cause, fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e l’ipertensione, e il 20% dello stesso cita almeno un sintomo corretto, in primis la perdita della capacità visiva, tali percentuali salgono rispettivamente all’81% e al 75% per gli affetti dalla patologia.

Ma la principale differenza risiede nella percezione della gravità della malattia. Se i sofferenti, utilizzando una votazione da 1 a 10, la giudicano in media all’8,7, con un 54% che indica un voto tra 9 e 10, per gli ultracinquantenni italiani il punteggio medio è pari a 7, dove, però, più della metà del campione non sa indicare nessun voto. La maggior parte del campione (74%) non sa inoltre che basta un semplice esame oculistico, (si chiama OCT) oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. “Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti – sottolinea il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele – è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”.

MESE DELLA PREVENZIONE COL PATROCINIO DEL MINISTERO

Al riguardo, dall’indagine è stata colta con grande soddisfazione l’iniziativa di una campagna di prevenzione promossa da CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, e con il Patrocinio del Ministero della Salute, che offre ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia. “Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia – spiega il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (Camo) – abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista”.

«L’indagine infatti ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia – ha commentato il presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, il dottor Paolo Rossi – Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi».

L’indagine è stata condotta con metodologia di raccolta dati quantitativa CATI (Computer Aided Telephonic Interview) su un campione di 600 persone rappresentativo per sesso, età, area geografica e ampiezza centro abitato della popolazione italiana over 50.

Le cifre sono drammatiche e non lasciano dubbi: entro una trentina d’anni la cecità della popolazione mondiale triplicherà e i non vedenti passeranno da 40 a oltre 120 milioni. Nell’ultima sessione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i suoi esperti hanno affrontato questo stato di calamità generale per raccomandare agli Stati membri di attuare misure di prevenzione e diagnosi.

Secondo le stime dell’OMS, in tutto il mondo 349 milioni di persone sono considerate dipendenti da cure, tra queste il 30%, circa 101 milioni, sono persone di 60 anni e oltre. La causa prima è dell’invecchiamento della popolazione; ma giocano un ruolo cruciale anche stili di vita nocivi, come il fumo, e soprattutto il diabete.

Si definisce edema maculare diabetico l’accumulo di liquidi nella macula, la parte centrale della retina, quella più sensibile alla luce grazie alla quale si ha una visione nitida. L’edema maculare può trovarsi solo in alcuni punti della retina o essere diffuso. Questa forma di maculopatia è una complicanza della retinopatia diabetica la quale a sua volta è causata dal diabete. Si manifesta con una visione offuscata e deformata e un’alterata percezione dei colori.

 Recentemente è stato pubblicato dal Lancet Public Health una analisi condotta da un team internazionale su 190 paesi che ha rilevato come il trend dei difetti visivi della popolazione mondiale e in particolare della cecità stia aumentando quasi esponenzialmente. Secondo le stime  dello studio pubblicato dal Lancet i difetti visivi, seppure meno gravi della cecità completa ma che comportano una qualità di vita disagiata, passeranno da 200 a 550 milioni di persone colpite.

In Italia si stima che le persone affette da Degenerazione Maculare Legata all’Età siano tra gli 800.000 e 1 milione,  con più di 80.000 nuovi casi all’anno. La diffusione della malattia riguarda oggi circa il 10% delle persone di età compresa tra 65 e 75 anni, sale al 30% dopo  i 75 anni, per raggiungere il 40 – 50% di persone con età superiore agli 80 anni. Dall’indagine demoscopica realizzata dall’Istituto Lorien per conto del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), i pazienti  con maculopatia raggiungerebbero il milione e 400 mila.

Nelle raccomandazioni dell’OMS di mettere in atto  strategie per fermare quella che alcuni  definiscono un’epidemia viene sottolineato che i paesi più industrializzati la cui attesa di vita ha ormai superato gli 80 anni sono a maggior rischio. La degenerazione maculare colpisce prevalentemente la popolazione anziana. E l’Italia diventa un paese a grande rischio. “Ecco perché è indispensabile – sostiene Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico- un’azione  di informazione capillare perché, come dall’indagine demoscopica che ho fatto realizzare, traspare che solo il 10% degli intervistati conosce che cosa sia la maculopatia e quali gravi conseguenze comporta”.

E un modo per fermare questa devastante patologia esiste: si chiama OCT (Tomografia a Coerenza Ottica), un esame molto accurato e non invasivo, che richiede meno di due minuti, che non dà falsi positivi, né falsi negativi. “E’ cruciale fare l’OCT– spiega il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia all’Università Vita e Salute di Milano- perché è il mezzo che permette una diagnosi precisa ma soprattutto è indispensabile fare l’esame precocemente, alle prime avvisaglie dei sintomi della malattia. Come sempre in medicina è la prevenzione la strada della salute”.

Nella foto a sinistra un esempio di maculopatia e a destra la vista normale

 

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