Io non ho paura

La paura è un meccanismo ancestrale, fondamentale perché avverte di un pericolo. Diventa ansia se il pericolo è immaginato, angoscia o panico se ci si sente o si è impotenti di fronte ad esso

Cartelli, post, titoli. Secondo me, c’è un equivoco, suppongo dovuto al reiterato maltrattamento della lingua italiana. La paura è un meccanismo ancestrale, fondamentale perché avverte di un pericolo. Diventa ansia se il pericolo è immaginato, angoscia o panico se ci si sente o si è impotenti di fronte ad esso. Ora, paura ed ansia ce l’abbiamo tutti, vorrei vedere, mica siamo scemi (o qualcuno lo è?). Qui entra in scena il coraggio. Parola  che deriva da cor, latino, cioè cuore. Il coraggio non è non aver paura, è intraprendere un’azione sentendola più importante di lei. Coraggio è andare contro al pericolo, in nome di un valore più forte di ogni cosa.  Spesso non si pensa coscientemente, pur riferendoci a valori che sono dentro di noi. É salvare qualcuno a rischio della vita. É la disperata ribellione del ghetto Varsavia, che ha salvato soprattutto la dignità. É decidere una strategia per non soccombere e per vincere.

“Io non ho paura” può soltanto significare: non cambieremo lo stile di vita, non daremo questa soddisfazione. Ben venga. Ma è sciocco pensare che basti. E quando sentiamo Gentiloni sostenere lo ius soli, e la Boldrini pure (“Così si sentiranno più italiani…”), non possiamo che sospettare o vantaggi a noi ignoti e a loro riservati, oppure una suprema stupidità. Certo, non ci si sente difesi né considerati. In questo sì, siamo impotenti, e dobbiamo aver paura davvero, è lecita anche l’ansia, e cercare una via di uscita, di scampo. Quanto allo stile di vita, in guerra lo si cambia, lo si adatta, lo si pensa. Lo stile di vita può diventare una strategia. Se poi “non ho paura” significa illudersi che tutto sia come prima, allora è un alibi. Testa sotto la sabbia, pur di non agire. Finché qualcuno non ci passi sopra.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

 

 

Su