Intelligenza giovanile, attenti alle trappole che in Italia si vogliono mettere

Voglio dedicare la prima mormandata che segue alle (lunghe) vacanze all’intelligenza, e alle trappole tante che in Italia le si vogliono mettere.

Si sta diffondendo in modo preoccupante (parlo di migliaia di genitori in rete, con qualche psico in aggiunta) la diceria che i ragazzini più dotati abbiano quasi per definizione qualche patologia. Tipo Asperger o iperattività. Soprattutto Asperger, così si può asserire che abbiano di default problemi di relazione.

A che alibi questa fake strizza l’occhio? Al solito disinteresse mascherato da informazione.

Specifico che le succitate patologie sono indipendenti dall’iperdotazione intellettiva.

È vero che molti di questi bambini/ragazzi/adulti non sono in sintonia con la maggior parte delle persone, cosa che è più evidente da bambini, quando le armi del savoir faire e simulare non sono abbastanza affilate. È vero, ed è logico. Noi come ci sentiremmo se dal mattino al primo pomeriggio dovessimo stare insieme a una ventina di persone, diciamo di 12 anni, a seguire le lezioni della loro maestra e partecipare ai loro discorsi? Credo proprio che preferiremmo starcene per conto nostro, a leggere un libro o far qualunque cosa di meno noioso e più corrispondente al nostro modo di essere. Ecco, così capita a bambini che quanto a pensiero e comprensione sono avanti anni luce rispetto ai compagni, e spesso anche agli insegnanti.

La diagnosimania non riguarda soltanto i bambini ad alto potenziale intellettivo, ma estende tentacoli ovunque vi sia l’umanità. Sei talora giù talora talora su di morale, senza per questo inabissarti nella disperazione o giocarti la casa? Bipolare! Ce ne sono 7 di varianti, almeno in una ti ci ritrovi.

Sei giù giù, ne hai le tue ragioni che magari non ti sono proprio chiare? Depressione. Non ti va stare tanto in mezzo alla gente e dopo un po’ ti devi ricaricare per tuo conto? Spettro autistico, tanto vasto che da qualche parte ti ci metti.

E così via, nello sforzo di rendere tutto incasellabile, di creare una distanza fra noi e noi stessi e gli altri, di annullare empatia e individualità riducendole a un manualetto disumanizzante. Tanto disumanizzante da estendersi al giudizio su crimini vari, che paiono giustificati se gli autori sono “diagnosticati” fragili. Quanto ai bambini, fra diagnosi e sostegni a scuola, si fanno di sé un’immagine distorta, non certo utile a crescere bene e sereni.

Morale? Lasciamo le diagnosi alle malattie vere e ai medici competenti (non agli insegnanti, né agli psicologi!), e cerchiamo di empatizzare con gli altri, piccoli e grandi, semplicemente rilevando e rispettando le loro caratteristiche. Le loro come le proprie, senza andarsi a impasticcare di psicofarmaci non appena il nostro stato d’animo non coincide con quel nulla che le diagnosi propongono come normale.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

 

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