In che mare stiamo naufragando

Si celebra oggi il bicentenario della poesia di Giacomo Leopardi “L’infinito”

“La scuola sarà la grande protagonista delle celebrazioni: in diretta dalle scuole e dalle piazze di tutta Italia gli studenti reciteranno tutti insieme, alla stessa ora, “L’Infinito”. La Giornata Mondiale della Poesia ci consente di riflettere sul ruolo che questo genere letterario ricopre nella nostra cultura. Il suo linguaggio è di un’attualità straordinaria. È una delle forme più potenti di espressione dell’uomo.” Parola del ministro della pubblica istruzione. Così, mi spiega una maestra della prima elementare cioè scuola primaria) le maestre hanno avuto l’onere di far recitare a tutti i bambini in coro la famosa poesia. “Ma non la capiscono” ha obiettato. “Non importa, le hanno risposto, qualcosa  gli resta”. La mia amica maestra ha preventivamente raccontato ai suoi bimbi una bella favola:”Immaginate di essere soli, dietro a una siepe, non potete vedere niente, perché la siepe è alta…”.  Io l’ho ascoltata incantata, e i bambini pure. Se capiterà loro una siepe forse ci ripenseranno. Non so se la ritroveranno nell’ermo colle (non conoscono parole ben più semplici ed attuali), forse penseranno che il guardo sia un tipo di dinosauro…resta la curiosità di come si sia potuto inventare una sorta di cerimonia di questo tipo, più vasta del concerto di Vasco; saliranno al cielo, i bei versi di Leopardi, in una nuvola di allegra ignoranza.Tant’è. Per diffondere la cultura e far entusiasmare ad essa, in particolare per far sentire l’eco della poesia dentro di sé, bisogna essere colti, sensibili, empatici. E conoscere i bambini. Mica si può pretendere tutta ‘sta roba dai responsabili!

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

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