In aumento i turisti cinesi in Italia, tra cultura, shopping e fiori d’arancio

Offrire soggiorni di prestigio e adeguare i servizi digitali agli standard del Paese del Dragone le sfide per accogliere gli esigenti e facoltosi viaggiatori orientali

Un’accoglienza di alta qualità per viaggiatori tanto facoltosi quanto esigenti. I turisti cinesi che scelgono l’Italia infatti sono in costante aumento (si stima che in poco tempo saranno 3 milioni ogni anno), soprattutto in regioni ricche di cultura e arte come la Toscana. Comprendere le tradizioni e usanze dei visitatori d’Oriente diventerà cruciale per incentivare ancora di più la tratta Cina-Italia.

Secondo i dati diffusi dal Centro Studi di Firenze, una buona parte dei turisti cinesi nel nostro paese è composta da giovani (18-36 anni), provenienti principalmente da grandi metropoli come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Tianjin, con una permanenza media di 7/10 giorni e alta capacità di spesa (a Milano ad esempio lo spending medio è di 900 euro giornalieri).

Turismo, shopping ma non solo. Il business dei fiori d’arancio ha fatto registrare una crescita esponenziale (si parla di un giro d’affari di 380 milioni nel 2018), dovuta al desiderio di molte coppie cinesi di sposarsi in Italia e alla realizzazione di esclusivi servizi fotografici pre-wedding in contesti unici, che solo il Bel Paese può offrire, da mostrare in Cina al rientro durante il matrimonio.

Offrire quindi oggi soggiorni di prestigio rappresenta una grande opportunità per le nostre strutture turistiche.

Un segmento di mercato in cui si sta, ad esempio, specializzando intelligentemente la TBA Holidays, tour operator specializzato nell’intermediazione turistica di dimore storiche e residenze di prestigio in Toscana. Una realtà che ha ripreso l’interesse crescente dei giovani colti e ricchi cinesi per la storia e cultura italiana e che concentra il suo business a chi privilegia la vacanza esclusiva e d’élite per famiglie e gruppi business.

“Le strutture e i relativi servizi– spiega il fondatore di TBA Aldo Gottardo- dovranno essere all’altezza e pronte ad ospitare questa nuova classe di viaggiatori disposti a spendere di più ma molto più esigenti. Offrire una eccellente ospitalità, approfondire la conoscenza della loro cultura, migliorare l’approccio, contribuirà a creare un futuro di indotto turistico che durerà nel tempo”.

Per vincere questa sfida bisognerà adeguare le infrastrutture ed il nostro carente servizio digitale in molte zone con collegamenti internet lenti o inesistenti.

Il turista cinese, inoltre, vive oggi sullo smartphone, paga con il QR code, non entra in un locale se non è accettata la sua carta di credito UnionPay.

Gli operatori nostrani devono quindi prepararsi a fare i conti con questa realtà, visto anche che in Italia le istituzioni che si fregiano del marchio “Welcome Chinese”, il prestigioso riconoscimento concesso da Pechino a chi incontra le esigenze dei turisti del Dragone sono solo poche centinaia.

Raffaele Biglia

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