Ilaria Capua, la grande virologa italiana spiega perché ha lasciato l’Italia

Parlando a Genova ha raccontato i motivi che l'hanno spinta a lavorare in Florida, una  scelta drammatica che ha emozionato il pubblico di Palazzo Ducale

Ilaria Capua

Di aviaria non ne vuole più parlare, assolutamente. Eppure proprio lei, per prima, nel suo laboratorio di Padova, aveva identificato il virus dell’influenza aviaria e condotto, con il suo gruppo, ricerche superavanzate su altri virus influenzali. Ma, proprio quando la sua fama di scienziata appare inattaccabile, è coinvolta, insieme ad altri, in una inchiesta della Procura di Roma con accuse pesantissime: associazione a delinquere, traffico illecito di virus e procurate epidemie, reato che prevede fino all’ergastolo. Un diluvio di fango che ha inciso sul lavoro scientifico e sul ruolo politico che Ilaria Capua aveva accettato di assumere su proposta di Mario Monti: prima le dimissioni dal Parlamento, poi la decisione di mollare tutto ed andare a lavorare negli Stati Uniti. La notizia del proscioglimento da tutte le accuse, perché “il fatto non sussiste”, arriva tre mesi dopo il suo trasferimento in Florida. Una storia di ricerca e di amara giustizia, sottotitolo del libro “Io trafficante di virus” scritto dalla Capua, soprattutto per far capire bene alla figlia quanto aberranti fossero le accuse e quanto coraggio occorra per resistere alle avversità.

Tra il pubblico anche il senatore Mario Monti

Fin da bambina, Ilaria Capua, sogna di fare la ricercatrice e, vincendo la contrarietà del papà che la vorrebbe avvocato, si iscrive a Perugia alla facoltà di Medicina Veterinaria; si laurea con lode, si specializza a Pisa e in quegli anni si “innamora” dei virus. A lei si deve la rivoluzionaria decisione di depositare in un database accessibile a tutta la comunità scientifica la sequenza genica del primo ceppo di influenza aviaria, attivando così meccanismi di condivisione e di trasparenza dei dati per rendere più efficiente la risposta alle diverse aggressioni virali, e la collaborazione tra scienziati di tutto il mondo.

Ilaria Capua

Fra le 10 parole che identificano la sua vita, al quarto posto c’è Veneto: di quella regione la Capua parla con amore; intanto perché a Padova è nata la figlia, e poi perché lì ha diretto nei primi anni del Duemila un laboratorio con settanta ricercatori, alcuni provenienti dall’estero, molte le donne.

Una squadra di combattenti per la ricerca, li definisce, un gruppo che è stato e continua ad essere impegnato in progetti avanzati finanziati dalla UE e da altre organizzazioni internazionali.

Ilaria Capua non vuol sentire parlare di fuga dei cervelli: i giovani devono osare, raccomanda, devono viaggiare e confrontarsi con altre esperienze; non esiste il nascere e morire nello stesso laboratorio, bisogna conoscere cosa si fa nel mondo e per superare le oggettive difficoltà che incontra chi fa scienza deve seguire un solo precetto, un po’ crudo, ma efficace, che ribalta un vecchio slogan sessantottino: “Fotti il sistema….studia “.

Alessandra Rissotto

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