Il pensiero binario non ammette dialogo, né ragionamenti: è pura sopraffazione

Non è una novità: la storia dell’umanità è stata determinata dal pensiero il più semplice, quello binario. O sì o no. O bianco o nero. Che diviene: o tu o io. Che è la guerra. Senza fine, perché se vinci tu voglio la rivincita, se vinco io, la rivincita la vuoi tu. Il pensiero binario non ammette dialogo, né ragionamenti: è la pura sopraffazione senza nulla in mezzo. Il pensiero binario non lascia alcuno spazio a quello complesso. Nel talk show l’urlo non permette di sentire  la voce di chi vorrebbe parlare. In Parlamento vola di tutto, dagli insulti alle botte.  Sui social, insulti a chi non la pensa uguale. L’arte di ragionare, di argomentare, di ponderare opinioni e decisioni con un’oculata informazione, di completare il proprio pensiero ascoltando quello degli altri, si è ristretta a pochi, pochissimi, che la possono esercitare solo fra loro stessi.

I contenuti poco contano, in confronto alla volontà bieca di prevalere. Il pensiero richiede tempo e allenamento, confronto e logica. Il pensiero media l’azione. L’azione senza pensiero è sconsideratezza.  Il pensiero modera le emozioni, il pensiero permette di scegliere. Non sceglie, è automatico l’automobilista che non sopporta uno davanti a sé e sorpassa senza guardare cosa succede oltre. Non sceglie chi traversa la strada concentrato sul cellulare senza guardare chi arriva. Non pensa l’allievo che bullizza. Non pensano i bambini che lanciano oggetti e spingono e saltano sui banchi. In questa generalizzata lotta a chi vince, perde chi pensa. Sparagli Piero (de Andrè), non ascoltare, non sentire.  E purtroppo la violenza azzera l’intelligenza. Un mitra può far fuori cento scienziati. Edotti pubblicamente da tutto e privatamente dai video-sitter, i nostri bambini perlopiù sono binari.

Poco o nulla conoscono l’attesa, (il binario non sa cosa sia la pazienza), il documentarsi, l’oggettività. Poco o nulla sperimentano il dialogo, tanto è vero che se non sanno cosa significhi una parola di solito non lo chiedono. Il che vuol dire che per loro capire o non capire poca differenza fa. Ci stiamo imbarbarendo, stiamo spianando la strada al più violento che arriverà. Perché il sistema binario prevede soltanto la dittatura: vinca il più violento, il più determinato, il meno pensoso.  In dittatura nessuno deve pensare, guai a pensatori ed artisti. Per molto molto tempo.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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