Il Misantropo di Malosti, tra cinismo e amore

L’opera di Molière ha fatto tappa a Milano in una coloratissima e rimaneggiata versione pop

È una scena densa di colori e inondata da luce quella che avvolge i protagonisti de “Il Misantropo (ovvero Il nevrotico in amore)”, quasi un ossimoro con l’oscurità che aleggia nelle anime del microcosmo molieriano, che ha chiuso il 2018 al Teatro Carcano di Milano. Al centro spicca Alceste, il Misantropo, interpretato da Valter Malosti che con grinta disegna i contorni di un selvatico, provinciale, imbolsito uomo di mezza età, vittima di un sentimento nefasto. Un uomo che ha fatto della propria infelicità un vessillo da agitare energicamente nella propria battaglia quotidiana contro l’ipocrisia, la menzogna e il politicamente corretto. Una lotta estenuante nella quale viene messo in scacco dall’amore. Perché raramente quando si è innamorati si fanno cose intelligenti, e Alceste ne dà prova innamorandosi follemente di Celimene, donna dissoluta e traditrice che incarna tutto ciò che lui detesta.

Quasi un Don Giovanni in gonnella, Celimene vive per sedurre, celando una profonda solitudine.

Se Celimene non riesce ad abbandonarsi totalmente ad Alceste e a rinunciare al suo potere seduttivo, Eliante e Arsinoè sono invece piene di attenzione e di buoni sentimenti per lui. Due figure femminili così diverse da apparire quasi complementari: la candida Eliante, pronta ad aspettare innocentemente Alceste, e la matura Arsinoè, orgogliosa e risoluta.

Le donne non sono l’unico problema del protagonista, costretto a scontrarsi con un mondo dominato da falsità e ipocrisia. Lui che odia il genere umano, le sue meschinità, i pettegolezzi e  il moralismo, non può certo avere vita facile. Nasce così lo scontro con Oronte, autore di una pessima poesia alla quale Alceste non risparmia critiche velenose.

Valter Malosti, ph. Alessandro Albert

L’ambizione diventa l’oggetto del dibattito tra i due marchesi innamorati di Celimene, mentre l’amore nella sua totalità è destinato a dare scacco matto al protagonista della pièce.

Valter Malosti, con un marcato lavoro di regia,  mette in scena una commedia amara ma energica dalla vitalità prorompente: una disamina sui vizi del mondo contemporaneo, dall’ipocrisia alla seduzione, dall’ambizione smodata all’orgoglio, dal gusto per i pettegolezzi alla ricerca di una felicità fatua.

Se ne ricava in controluce un ritratto per nulla rassicurante di un’umanità franta, infelice, inconcludente vinta, più che dall’amore, dall’attrazione per l’infelicità e la misantropia.

A rendere contemporanea la commedia che Molière ha composto nel 1666, il lavoro di scrittura di Fabrizio Sinisi e dello stesso Valter Malosti in cui si riconosce una propensione per il linguaggio crudo, capace di mescolare poesia e turpiloquio in cui si inserisce anche il contributo musicale di Bruno De Franceschi.

Il misantropo è un lavoro corale affidato a un cast d’alto livello, ben affiatato: da Celimene (Anna Della Rosa) sinuosa seduttrice che nasconde una grande fragilità, alla candida Eliante (Roberta Lanave) molto più acuta di quanto possa sembrare a prima vista, alla risoluta e orgogliosa Arsinoé (Sara Bertelà). Se l’universo femminile è ben rappresentato dalla triade gravitante attorno ad Alceste, quello maschile non è da meno: dall’orgoglioso Oronte (Edoardo Ribatto) con grandi ambizioni e scarse doti letterarie destinato a cadere nel gioco della seduzione, Philinte (Paolo Giangrasso) un acuto grillo parlante, e Acaste (Marcello Spinetta) e Clitandre (Matteo Baiardi), due flessuosi marchesi divorati dall’ambizione.

La cura del movimento di Alessio Maria Romano produce in scena delle piccole coreografie che donano ritmo e brio alla pièce. Notevole il lavoro di Grazia Materia  che ha curato i costumi  di scena, eleganti, curati, semplici ed essenziali.

Laura Timpanaro

 

MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore)

versione italiana di Fabrizio Sinisie Valter Malosti
uno spettacolo di Valter Malosti

Con:  Valter Malosti, Anna Della Rosa, Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, Matteo Baiardi, Marcello Spinetta

Luci Francesco Dell’Elba
Costumi Grazia Materia /
Scene Gregorio Zurla
Cura del movimento Alessio Maria Romano
Drammaturgia Fabrizio Sinisi
Assistente alla regia Elena Serra
La canzone è di Bruno De Franceschi

Una produzione
Teatro Piemonte Europa
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
LuganoInScena

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