Il messaggio creativo di Andrea Bellettato, artista poliedrico

Nei giorni scorsi ci sono “imbattuti” nelle opere di Andrea Bellettato, milanese classe 1963, poliedrico artista che fin da bambino è rimasto attratto tra colori e forme tanto che nella sua vita le ha sviluppate come pittore e come direttore creativo in agenzie di comunicazione. Anno importante per lui è il 2014 quando, dopo svariate esperienze in mostre e concorsi, con buoni risultati di critica, entra a far parte di Emotions of the World. Grazie a questo gruppo di artisti internazionali, espone e si rivela brillantemente al grande pubblico in importanti mostre e location artistiche quali ArtMonaco a Montecarlo, Hernandez Gallery e casa del Pane a Milano, Museo Soave di Codogno, Università di Parma, Galleria RossoTiziano di Piacenza. Ultimamente ha partecipato a Milano Scultura presso la Fabbrica del Vapore e all’Affordable Art Fair, entrambe a Milano. Ho avuto il piacere d’incontrarlo e farci “quattro chiacchiere”.

-Andrea, quando e come è nata la passione per l’arte.

“Ripercorrendo la mia vita posso dire di averla sempre avuta e solo con l’età “matura” ne ho avuta piena consapevolezza. Le mie scelte, anche a livello professionale, tendono a dimostrare questa mia predisposizione. È interessante la sua visione di “quotidianità metropolitana”, qual è il suo messaggio artistico in tal senso?

Opera di

Opera di Andrea Bellettato in alto

“Indipendentemente dallo stile, il mio messaggio cerca di andare al di là dello scopo puramente artistico. Ho da sempre abitato una realtà metropolitana come quella di Milano, e ne ho vissuto la progressiva trasformazione. A un certo momento della mia vita ho percepito, netta, la sensazione di un disagio; ciò che avevo intorno non era più della mia misura. Troppo chiuso da non avere più orizzonti, troppo vacuo da non avere più identità. Il progresso (se così si vuole definire), contrariamente a ciò che si è propensi a credere, a mio avviso ha portato a un degrado non solo nel tessuto urbano ma anche, e soprattutto, nei valori umani. Perché è un progresso mascherato, senza vita, pieno di ombre e nemmeno le abbaglianti luci delle pubblicità possono illuminare il buio che è dentro di noi. Questo, in breve, è ciò che cerco, nel mio piccolo, di denunciare attraverso i miei lavori, come allegorie di un mondo che si sta deteriorando e decadendo“.

-Da qualche anno fa parte di Emotions of the World, di cosa si tratta?

“EOTW è un gruppo di artisti internazionali che si sono trovati, confrontati e che hanno in comune non solo la passione per l’arte ma anche, e soprattutto, il rispetto altrui. Il progetto, che fa capo ai suoi due punti di riferimento – Geovana Clea, ideatrice e fondatrice, e Eddy Ratti – “nasce con l’ intenzione di offrire agli artisti che vivono e crescono in differenti aree culturali internazionali, la possibilità di mostrare al  mondo il loro lavoro, le loro opere, le loro emozioni”.

-Ha qualche progetto futuro e cosa può consigliare a dei giovani che si affacciano all’arte e alla creatività?

“Vivo sempre in un cantiere aperto e gli stimoli per nuove riflessioni e produzioni fortunatamente non mi mancano. La fortuna di avere qualcosa di veramente personale da dire e la capacità di poterlo esprimere, attraverso qualsiasi forma d’arte, è l’augurio e la speranza che ripongo nei giovani d’oggi. Invito loro a farlo con estrema libertà, senza pregiudizi o condizionamenti, così da prendere coscienza della loro propria identità”.

 

Maurizio Piccirillo

 

 

 

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