I giovani oggi non sono abituati a raggiungere l’obiettivo, per loro tutto è organizzato e pilotato

Mi chiedono la relazione fra rischio e pericolo, anche pensando ai ragazzi (più maschi) che muoiono in “imprese” spericolate.

In generale, la consapevolezza del margine in cui si affaccia il pericolo è scarsa. Per parecchi motivi.

La non-esperienza dei bambini. I nostri bambini non sono liberi di sperimentarsi fisicamente: per motivi sia di sicurezza  sia di iperprotezione non corrono, arrampicano, cadono liberamente, imparando così a superare ostacoli calibrati spontaneamente, a cadere, a misurarsi con le loro “imprese”.

La perenne dipendenza. Per loro è tutto organizzato e pilotato, dagli sport ad ore, alle feste, alle attività in genere oltre che scolastiche

Non sono abituati alla fatica né al percorso per raggiungere un obiettivo. Di rado devono faticare per realizzare un sogno.

I video, che presentano supereroi e personaggi che realizzano megaimprese “tout court”. Non è rappresentato un duro percorso, e il messaggio che arriva è che basta voler fare qualcosa che lo si fa.

Quindi se sono affascinati da uno che salta da un balcone all’altro al 15° piano non sono informati che ci vuole un allenamento costante e mirato prima di compiere imprese vittoriose.

Questo, in sintesi, per quanto riguarda i rischi legati alle prestazioni fisiche.

Ma ci sono altri rischi di cui una larga parte di ragazzi non sono consapevoli. Quello di non studiare. La scuole è degradata a una burla, l’aria che tira è che tanto, studiare o no, tanto vale non studiare: il posto non lo trovi. Non sono coscienti che per qualunque lavoro bisogna essere molto preparati, che ogni cosa richiede una preparazione seria, anche i lavori- che peraltro di solito rifiutano – considerati umili. Ad esempio, se smanettano allegramente sui computer, non capiscono che fra questo diventare un hacker ce ne passa.

Così non capiscono troppo spesso i rischi delle scelte sentimentali. Tanto si possono cambiare quando si vuole. Così, dell’impegno necessario per costruire rapporti importanti e duraturi, manco li sfiora l’idea.

Non sono consapevoli di quanto costi la vita, del premio e della punizione, del tempo della giovinezza che passa e delle conseguenze dell’usarlo male.

In queste nebbie, troppi non sanno neppure essere contenti, perché contenti si è se si ha stima di sé e si vede una realizzazione personale. Alcuni quindi realizzano in modo “facile”: piccolo spaccio, sballi, violenze…Anche questo è un grande rischio, ma chi si concede a simili “trastulli”, non lo pensa. E comunque, sempre minore la popolazione pensante.

Soluzioni? Quando i ragazzi sono grandi, visto che fanno quel che gli pare da molto tempo, è difficile. Quando però sono ancora piccoli, ce la si può fare: educandoli al contrario di tutto quello che sta scritto sopra.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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