I consumi fuori casa sono tornati ai livelli pre-crisi

È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione 2017 di Fipe. In Europa è il terzo mercato dopo Regno Unito e Francia dall'inizio della crisi a oggi +2,4 miliardi di euro di consumi in Italia

I consumi delle famiglie italiane sono in ripresa. A fare da traino sono bar e ristoranti. E’ quanto emerge dal Rapporto Ristorazione della Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che fa riferimento al 2017. “intelligenza e umanità della ristorazione italiana” è questo il titolo del Rapporto Fipe che è stato dedicato a un’eccellenza italiana recentemente scomparsa, Gualtiero Marchesi. Volendo entrare nello specifico il settore della ristorazione è, con i suoi 41 miliardi di euro di valore aggiunto, quello maggiormente trainante della filiera agroalimentare nazionale, quindi più importante di Agricoltura e Industria Alimentare. L’andamento dei consumi fuori casa rappresenta il 36% dei consumi alimentari complessivi, insomma dati che determinano ottimismo, incluso quello occupazionale che nel 2017 ha visto una crescita del 3,3% . E ancora, per mangiare fuori casa, le famiglie italiane nel 2017 hanno speso oltre 83 miliardi di euro, il 3% in più dell’anno scorso.

Nel dettaglio la ripartizione dei consumi fuori casa degli italiani vede , il 63,8% degli italiani che consuma la colazione fuori casa 5,8 milioni almeno 3 o 4 volte la settimana, mentre per oltre 5 milioni è un appuntamento quotidiano. Il pranzo fuori casa piace al 67,1% degli italiani, 12,67 milioni lo fanno almeno 3-4 volte la settimana. Per quanto riguarda la cena, è il 60,9% degli intervistati che, con riferimento a un mese tipo, è andato a cena almeno una volta fuori casa, preferite , la pizzeria o la trattoria. Capitolo prezzi, nel 2017 quelli di bar e ristoranti hanno subito rispetto al 2016 un incremento appena superiore all’1%. Il costo della classica tazzina di caffè, riscontrato nelle principali città dello Stivale, è persino inferiore a quello dello scorso anno (0,93 vs. 0,95 euro).

La nota dolente è rappresentata dal numero di aziende che chiudono, troppo alto e il tasso di produttività con livelli inferiori a quelli precedenti la crisi. Secondo Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe: “I numeri del Rapporto Ristorazione 2017 confermano un trend di ripresa che porta i consumi nella ristorazione al livello pre-crisi . Anche sotto il profilo dell’occupazione il nostro settore si conferma tra i pochi in grado di creare nuovi posti di lavoro. Restiamo la componente principale della filiera agroalimentare italiana nella creazione di valore e di occupazione.Non mancano, tuttavia, le ombre. Il numero di imprese che chiudono resta elevato  e la produttività rimane sotto ai livelli toccati prima della crisi. Diventa difficile in queste condizioni trovare le risorse per investire e per fare quelle innovazioni di cui il settore ha grande bisogno. Anche i recenti provvedimenti approvati con la legge di bilancio 2018, in particolare quello sui distretti del cibo, che vedono emarginato il ruolo della ristorazione, nonostante i titoli e i numeri che esprime, esclusa dalle utilità e dai contributi inseriti nel provvedimento, con il rischio aggiuntivo di ulteriore dequalificazione, vista l’estensione della somministrazione di cibi alle imprese agricole, anche in forma itinerante”.

Manuelita Lupo

 

 

 

 

 

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