Giustizia, combattersi a colpi di perizie

Le perizie sono importanti, se fatte male ne risente negativamente la giustizia. L'importanza della formazione in questo delicato settore

Le cronache di tutti i giorni ci tengono incollati ai mezzi di comunicazione per seguire processi – giudiziari, prima che mediatici ‒ che riguardano omicidi efferati, violenza di genere, crimini violenti e, più in generale gravi delitti contro la persona. In tali casi giudiziari, molto spesso le parti si scambino reciproche accuse, cercano di svincolarsi da responsabilità vicendevolmente addossate gli uni agli altri, provano a combattersi a colpi di perizie. Ed è proprio in questo ambito che oggi ci addentriamo. Molto spesso, sentiamo che le perizie vengono confutate – indifferentemente sia dall’accusa che dalla difesa – in virtù della scarsa professionalità dei periti che le stilano e che, talvolta, commettono anche errori grossolani o ipotizzano teorie chiaramente vaghe o addirittura vaneggianti. Questo scarsa professionalità non può che costituire un vulnus nella condizione giuridica della parti di un processo ma, peggio ancora, inficia il sistema giustizia nella sua totalità, perché crea lungaggini, ricorsi, sentenze di difficile comprensione e, potenzialmente, lascia fare capolino al rischio che la giustizia non si compia perfettamente.

I problemi che abbiamo evidenziato non si rilevano, ahinoi, solo nella giustizia penale che, ovviamente, suscita in maniera più altisonante le attenzioni della cronaca. Tali situazioni minano anche le situazioni di tutti i giorni, il diritto di famiglia e quello matrimoniale. In sintesi, le cause civili.

Ad esempio, in questi ultimi nel nostro Paese il problema della conflittualità tra coniugi che decidono di separarsi sta assumendo sempre maggiori proporzioni e, com’è noto, a farne le spese sono i figli della coppia, che loro malgrado, rischiano di diventare oggetto della contesa genitoriale.

La crescita esponenziale di questo fenomeno, ha comportato la necessità da parte del sistema giudiziario, di avvalersi dell’ausilio di professionisti in psicologia forense nominati come CTU, acronimo del più esteso Consulente Tecnico di Ufficio e perito, proprio al fine di poter avere maggiori strumenti di tutela per le principali vittime di queste dinamiche, i minori. Per approfondire meglio tale argomento, abbiamo incontrato presso la sede del CSC – Centro per gli Studi Criminologici di Viterbo, due esperte, per  capire quali siano il ruolo e l’importanza  delle figure del consulente tecnico di ufficio e del consulente tecnico di parte in ambito forense.

Abbiamo chiesto a Valentina Tanini, psicoterapeuta, direttrice del Dipartimento di Psicologia forense del Centro per Gli Studi Criminologici, e a Virginia Ciaravolo, presidente dell’Associazione “Mai più violenza infinita” psicologa clinica – psicoterapeuta – criminologa,  di aiutarci a delineare meglio il ruolo e la funzione del CTU, del CTP e del perito in ambito forense.  La dr.ssa Tanini e la dr.ssa Ciaravolo sono altresì, rispettivamente il direttore scientifico ed il direttore didattico della “Scuola di Alta Specializzazione teorico-esperienziale al ruolo di CTU, CTP e perito in ambito psicologico-forense” giunta ormai alla V Edizione; un percorso di formazione specifica nell’ambito della psicologia giuridico-forense del Centro per gli Studi Criminologici e Sociologici,  che prenderà avvio nel 2018 nelle regioni Lazio e Campania. Il corso, che si articolerà in 160 ore di lezioni frontali, risponde ai criteri richiesti dai vari Ordini Regionali degli Psicologi utili all’inserimento nell’albo dei CTU dei Tribunali e – secondo quanto si evince anche dal sito web del Centro, nell’iter formativo verrà rivolta particolare attenzione alla psicodiagnostica ed alla psicologia dell’età evolutiva.

-Dottoressa Tanini chi sono il CTU , il Perito il CTP in ambito forense?

Valentina Tanini

Il CTU, viene nominato dal giudice quale suo ausiliario, secondo quanto previsto dall’art. 61 del Codice di Procedura Civile, e presta la sua opera di consulenza sulla base di precise competenze stabilite dal codice stesso. Il CTU, in quanto esperto del giudice, è chiamato ad assumere una posizione di terzietà rispetto al contenzioso giudiziale attivato tra le parti in causa ed il suo compito è quello di pronunciarsi in merito ai quesiti a lui posti dal magistrato attraverso una relazione scritta. Nei rapporti con i magistrati, gli avvocati e le parti, il CTU mantiene la propria autonomia scientifica e professionale, soprattutto nella scelta di metodi, tecniche, strumenti psicologici, nonché nella loro utilizzazione. Il CTU, in ambito civile, effettua valutazioni rispetto all’ambito specifico, ovvero nelle consulenze di affidamento e nelle consulenze di adozione valuta le capacità genitoriali, indicando nel primo caso anche le modalità di frequentazione del minore con il genitore non convivente. Al CTU, sempre in ambito civile, può essere richiesto di pronunciarsi in merito alla possibilità che la vittima di un condotta illecita si trovi a – vivere a causa della stessa – un trauma ascrivibile come danno biologico –psichico o  come danno da pregiudizio esistenziale. 

“In ambito penale, il Consulente Tecnico d’Ufficio assume la definizione di “perito” e si esprime sulla capacità di intendere e di volere e sull’infermità o seminfermità psichica di un soggetto adulto.  Per ciò che concerne invece il penale minorile, al perito spetta il compito di valutare l’idoneità a rendere testimonianza di un minore presunta vittima di abuso, la sua capacità di intendere e di volere, d a valutare l’eventuale infermità o seminfermità di un autore di reato, avente un’età compresa tra i 14 e i 18 anni.

“Infine, il CTP, acronimo di consulente tecnico di parte, viene nominato dalle parti, avvocati della difesa o dell’accusa, familiari dell’autore di reato, con l’incarico di seguire sia in ambito civile sia in ambito penale, le varie fasi della perizia/consulenza del CTU e del perito e di effettuare “critiche” ed esprimere eventuali riserve al lavoro dello stesso, sia nel corso delle operazioni peritali sia nella relazione scritta.”

-Da quanto dice, si evince che il professionista che sceglie di formarsi come CTU, perito e CTP in ambito forense, deve poter fruire di una preparazione che gli consenta di acquisire competenze sul piano etico e sul piano più strettamente pratico. Secondo lei qual è il percorso di formazione idoneo per sviluppare competenze alla funzione e al ruolo di CTU, CTP e perito in ambito forense? In seguito alla formazione è prevista l’iscrizione a qualche albo?

Il percorso di formazione alla funzione e al ruolo di CTU e perito in ambito forense, è un percorso per laureandi e laureati che ha come obiettivo quello di fornire allo studente l’acquisizione di mappe e strumenti di conoscenza specifica nei diversi contesti professionali della psicologia forense: il civile, il penale e il minorile. Trattandosi di un percorso specialistico, è necessario che l’impianto formativo preveda un’ampia sezione dedicata alla trasmissione degli strumenti di carattere tecnico, come ad esempio la stesura di una relazione di CTU.  Al termine di tale percorso per svolgere la funzione di CTU è necessario iscriversi all’elenco dei CTU presente presso ciascun tribunale. Diversamente, il CTP non deve effettuare alcuna iscrizione ad uno specifico elenco, essendo nominato, come detto, dalle parti e non dal Giudice”.

 –Dottoressa Ciaravolo, riflettendo sulla sua esperienza quale perito forense, quali sono a suo avviso gli  aspetti di crescita professionale e umana che lavorare in quest’ambito, permette di sviluppare?

Virginia Ciaravolo

Mi occupo di consulenze tecniche da molti anni e, nel corso del tempo, le figure del CTU e del CTP hanno guadagnato nel tempo sempre più importanza ai fini giuridici e di interesse personale e professionale. Chiaramente la differenza è data da una preparazione professionale seria, scrupolosa e soprattutto umana e personale, di correttezza e coscienziosità nello svolgimento del lavoro. L’importanza di questi due ruoli, oggi più che mai, si evince dalla loro presenza nei più importanti casi in ambito civile e penale. Le perizie del consulente rappresentano spesso la chiave di volta dell’intero dibattimento processuale, svolgendo un ruolo delicato ed importante al tempo stesso, in particolar modo quando l’esito della causa è legato alla corretta valutazione degli aspetti di natura squisitamente tecnica. Formarsi in tale ambito in modo serio e rispettoso, apre la strada a scenari lavorativi arricchenti e curiosi, forma lo specialista ad ampio raggio, focalizzando il lavoro in modo da non precludere alcuna ipotesi prima di arrivare al focus del problema. Etica, morale, studio approfondito, competenza e conoscenza dei vari settori dove si andrà ad operare sono requisiti indispensabili per il proprio biglietto da visita. 

-Perché, quindi, lei consiglierebbe ad un professionista di intraprendere la formazione al ruolo di CTU, CTP e perito in ambito forense?

“La formazione al ruolo di CTU, CTP e perito è per coloro che sono interessati alla tematica forense, il completamento specifico di un’area che non si può né inventare né improvvisare; ma necessita, come dicevo prima, di una preparazione ad ampio raggio specifica e scrupolosa. Gli sbocchi occupazionali in ambito giuridico, in particolare nel settore penale, prevedono l’inserimento nell’albo dei periti del Giudice; come Consulente Tecnico del Pubblico Ministero o Consulente Tecnico del difensore. Nel settore civile gli sbocchi occupazionali riguardano la figura professionale del Consulente Tecnico del Giudice (C.T.U.) e Consulente Tecnico dei difensori delle parti (Attore-Convenuto, Ricorrente-Resistente) (C.T.P.) Scegliere oggi un percorso di formazione a tale indirizzo, avendo lo scrupolo di affidarsi a Enti accreditati e riconosciuti per tale formazione, permette sicuramente un accrescimento professionale e personale che arricchisce di linfa vitale il proprio curriculum e proporsi sul mercato forti di una preparazione atta a rispondere ai quesiti ed ai requisiti richiesti in ambito forense.”.

Dopo questa chiacchierata che ci ha particolarmente affascinato ed avrà sicuramente incuriosito anche gli esperti del settore, non possiamo che invitare i lettori a prendere parte all’Open Day inaugurale del corso di cui abbiamo avuto l’opportunità di parlare. La presentazione del corso si terrà a Roma, il 13 gennaio, dalle ore 16.00, presso la Casa degli Umbri di via Aldrovandi n. 16. In tale occasione, oltre alle due esperte da noi oggi interpellate, sarà presente anche l’Avv. Pompilia Rossi – Direttore dell’Area Giuridica Civile del Centro Studi Criminologici, nonché gli altri membri della Direzione e del Comitato scientifico.

Domenico Martinelli

2 Commenti

  1. Giampiero Lattanzi said:

    L’importanza della formazione e dell’aggiornamento assume una valenza particolare quando il professionista è chiamato ad influenzare le sorti di un processo che sia penale o civile. Un settore in cui nulla va dato per scontato e superficialità ed improvvisazione possono ledere seriamente i diritti della persona oltre a procurare seri danni. E’ importate sostenere e promuovere adeguatamente corsi di formazione qualificati come quelli del Centro Studi Criminologici. L’Open Day del 13 sarà un’ottima occasione per approfondire l’interessante tematica.

  2. Paolo Dattilo said:

    È certamente condivisibile il discorso intorno alla centralità della formazione. Questa dovrebbe porre in modo integrale l’accento sulla corretta postura deontologica del perito che chiama in causa non solo il suo operare tecnico, necessariamente sicuro e competente, ma anche la tutela dei soggetti coinvolti attraverso l’attivazione di efficaci fattori di protezione, tra gli altri il corretto procedere metodologico, la resistenza ad ogni forma di suggestione capace di favorire la collusione tra poteri, la collaborazione tra periti in grado di produrre esiti che consentano al giudice di decidere oltre ogni ragionevole dubbio.

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