Gentiloni, stile andreottiano nella conferenza di fine anno

Il presidente del Consiglio nel rispondere alle domande dei giornalisti rivendica meriti e risponde alle critiche

ROMA –  ‘’Non abbiamo tirato a campare’’. A chi, tra i commentatori politici, lo ha qualche volta apparentato ad Andreotti, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni riserva questa dichiarazione, durante la conferenza stampa di fine d’anno che questa volta coincide con la fine della legislatura.

La diciassettesima. Che, a dispetto del numero e con buona pace dei superstiziosi, è da considerarsi – parole sempre di Gentiloni – travagliata ma fruttuosa. Alcuni motivi di orgoglio: quello di aver fatto parte, come ministro degli Esteri, di un governo che ha approvato le unioni civili; e quello di aver guidato un governo che ha fatto approvare il biotestamento.

‘’Sono in Parlamento da 16 anni e ho sentito sempre parlare di queste due spinose questioni. Ora finalmente sono due leggi dello Stato’’. Un rammarico: quello di non aver visto l’approvazione della legge sullo ius soli.

E a chi lo rimprovera di non aver fatto tutto il possibile per farlo giungere in porto, a chi lo contesta per non aver messo la fiducia, e per essere venuto meno a una sua promessa, Gentiloni, sotto l’occhio vigile del suo portavoce Filippo Sensi, replica nel suo stile garbato ma fermo che l’unico modo di affossare la legge, e forse per sempre, sarebbe stato procedere con atti di forza; in Senato non c’erano i numeri, e quindi non c’era nulla da fare.

Altre cose, nelle domande, sono state rimproverate a Gentiloni. Di non aver mantenuto la parola che non si sarebbe immischiato nella legge elettorale. Anche qui misurata ma netta la precisazione: avevo detto che il Governo non avrebbe giocato in prima persona su questo terreno, dato che la legge elettorale è materia del Parlamento e di trattativa tra i partiti.

Ma le cose erano arrivate a un tale punto morto che al Governo è stato chiesto di dare una mano: data l’ampiezza dell’arco di forze politiche che sollecitavano un intervento, sarebbe stata una forzatura non accogliere questo appello. Ma sarebbe stata una forzatura anche restare inerti, aggiunge Gentiloni, non fare niente.

Poi c’è stata la rivelazione di una vicenda vissuta come un incubo: la commissione d’inchiesta sulle banche. Per due volte, rispondendo a due diverse domande, Gentiloni ha usato quasi le stesse parole: ho vissuto con vero sollievo la conclusione delle varie audizioni nella commissione parlamentare.

Tradotto dal gentilonese, significa che per il presidente del Consiglio lo stillicidio di dichiarazioni, notizie, indiscrezioni attorno e sulla commissione d’inchiesta sulle banche è stata vissuta come un calvario.

Traduzione azzardata? Non proprio, se si tiene a mente una chiave di lettura del lessico gentiloniano suggerita una volta dal suo amico e compagno di tante battaglie ambientaliste: Ermete Realacci. Difficile – disse in sostanza l’attuale presidente della Commissione Ambiente della Camera – sentir pronunciare da Gentiloni parole dure e sgarbate.

Per dire di uno che si è comportato da cretino, si limita a osservare: io non mi sarei comportato esattamente così. Tradotto: quello è un cretino. E quindi:, applicando quella chiave esegetica: la commissione sulle banche (fermamente voluta dal Pd) è stata una sciocchezza.

Infatti si è rivelata un boomerang per Renzi e compagnia.

In circa trentacinque domande della conferenza stampa, coordinata dal presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Carlo Verna, di fresca elezione, con piglio e brillantezza, possono di solito capitare domande scomode. Ce ne sono state poche, ma pure a quelle Gentiloni ha risposto con elegante elusione saltando o aggirando secondo i casi. Alcune certamente se le aspettava: le banche , la Boschi, Renzi.

Sulle banche abbiamo già detto.

Sulla Boschi, alla domanda se fosse stata solo sua l’idea di dire che sarà ricandidata; ha risposto seccamente di sì ed è passato ad altro.

Di Renzi ha parlato il meno possibile, e quando lo ha citato è stato per una clausola di stile. Non ha battuto ciglio quando un giornalista gli ha detto: lei è al top dei consensi personali nei sondaggi, il suo partito è al minimo storico.

Non sarà che il Pd è nelle mani sbagliate? ( evocando forse un salutare passaggio di Gentiloni alla guida del partito, una volta che Renzi dovesse essere defenestrato a furor di popolo pd in caso di disfatta elettorale). Sempre avendo Renzi come sottinteso riferimento, gli è stato domandato: si è sempre sentito libero durante la sua azione di Governo?

Qui Gentiloni non solo ha risposto con un sì pronto e chiaro, ma ha anche piazzato un contropiede e un rilancio: su certe questioni non ho condiviso l’impostazione del mio partito e ho agito diversamente ( l’esempio più importante: quello della conferma del governatore di Bankitalia contro i desiderata del segretario del pd).

Per il resto, Gentiloni senza sicumera ma con il solito garbo ha ricordato qualche merito del suo governo. Intanto quello di aver garantito la conclusione naturale della legislatura che, ha osservato con qualche malizia polemica, non è una sua ossessione ma una adempimento costituzionale. E poi la legge di bilancio, i tanti provvedimenti approvati.

 Echeggiando la formula craxiana ‘’ la nave va’’, ha detto che l’Italia si è messa in piedi, dando il merito non a se stesso ma agli italiani. E ha invitato i connazionali ad avere una maggiore considerazione del loro Paese, molto apprezzato e invidiato all’estero; e lo ha detto , mentre faceva l’esempio della eliminazione di Milano quale sede dell’Ente europeo per i farmaci. Eliminazione avvenuta per sorteggio, come può capitare a una grande squadra arrivata alla finale e ai rigori Ha ricordato gli impegni in politica estera, la lotta al terrorismo che ha indebolito l’Isis, gli impegni per l’immigrazione.

Ha precisato, rispondendo a una domanda, che il rientro in Italia delle salme di Vittorio Emanuele e della regina Elena è stato un fatto umanitario, chiesto peraltro dalla famiglia. Ma quanto a eventuale sistemazione nel Pantheon , è una cosa che non sta né in cielo né in terra, e ogni richiesta in questo senso non troverebbe ascolto.

 La prossima legislatura – la diciottesima – sarà una legislatura costituente?

Sono 35 anni che s’invoca un ammodernamento delle istituzioni, una riforma della Costituzione, ha risposto Gentiloni. Lei guiderebbe un governo di larghe intese? Comunque rispondessi a questa domanda, sarei oggetto delle interpretazioni più varie. Alle domande più ‘’di partito’’ – il calo, quasi il declino del Pd – non vuole sembrare reticente ma evita di entrare nello specifico richiamando al suo ruolo attuale di presidente del Consiglio. Che- comunque sottolinea- non è super partes, ma pur sempre espressione di una maggioranza politica. Dopo questa precisazione, ci si aspetta che non risponda a una domanda sui motivi della scissione.

Invece Gentiloni coglie l’occasione per suggerire una delle caratteristiche, quasi una legge della politica: si dice che contano i programmi, certo, contano ma non sono meno importanti in politica i rapporti tra le persone. Non poteva mancare una domanda sui rapporti tra l’Italia e il Vaticano.

Questa la risposta del discendente di colui che stipulò nel 1913 il Patto Gentiloni, che sancì la partecipazione dei cattolici alla vita politica, fino ad allora bloccata da Pio IX con il suo ‘’Non éspedit’’ ( non conviene, non conviene cioè partecipare): ‘’ Il governo della Repubblica è per definizione laico, ma noi non siamo insensibili anzi siamo attenti al messaggio e all’opera di papa Francesco, e condividiamo la delusione per la mancata approvazione della legge sullo jus soli’’.

Non poteva poi mancare una domanda sull’Ilva, su cui è in atto un braccio di ferro tra il Governo e la Regione Puglia con il suo presidente Emiliano. Sono in gioco 14 mila posti di lavoro – ha detto Gentiloni – e miliardi di investimenti nella bonifica di una delle aree più inquinate del Paese.

Confidavo nel Natale e in un ripensamento del presidente della Regione. Torno a rivolgergli l’appello di ritirare il ricorso al Tar.

In apertura di conferenza, il presidente dei giornalisti italiani Carlo Verna aveva tra l’altro chiesto alle istituzioni e al Governo un impegno perché sia fatta la riforma degli accessi alla professione, la cui regolamentazione risale a oltre mezzo secolo fa ( 1963), e politiche di sostegno contro i precariato.’’

E’ passata un’era geologica, è scomparsa la pratica del giornalismo come ’stare a bottega’, c’è stata la rivoluzione di Internet, il web – ha detto Verna – è diventato un mare di libertà ma anche il regno delle fake news, degli insulti, di comportamenti inaccettabili. Ne sa qualcosa la presidente della Camera Laura Boldrini alla quale va la solidarietà dei giornalisti italiani’’.

Ps Non vogliamo lasciare il lettore nella curiosità di sapere quale domanda ha fatto Prima Pagina News (al presidente del Consiglio. Non è stato possibile farla, perché, come altre testate, pur prestigiose, prima che arrivasse il turno , è finito il tempo della conferenza stampa.

La domanda comunque sarebbe stata questa: ‘’Presidente Gentiloni, assumendo un anno fa proprio in questi giorni la guida del Governo, dichiarò che si sarebbe mosso secondo una linea di continuità, rispetto al governo precedente. Questa continuità forse c’è stata su qualche punto – ad esempio la difesa a oltranza di Maria Elena Boschi – ma per il resto Lei ha subito mostrato una certa discontinuità rispetto al modus operandi napoleonico del suo predecessore, forse pensando che a fare il Napoleone si rischia prima o poi una Waterloo. Lei ha mostrato invece garbo istituzionale, misura, una forza tranquilla, capacità di dialogo e ascolto, uno stile quasi neo andreottiano. Queste qualità disegnano per lei un profilo di una possibile guida del partito democratico, dopo le elezioni. Le domando: sarebbe disponibile a un ruolo politico di questo tipo oppure, come Andreotti, si sente più uomo di governo che di partito?

( nel formulare questa domanda così articolata sarei stato senz’altro interrotto dal presidente Verna, che raccomandava domande secche o quasi; ma qui ne ho dato una forma più analitica per meglio spiegare il senso).

Mario Nanni

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