Due classi sociali, due categorie inconciliabili: il bene e il male. Diverse in diversissime culture

Classi sociali, politiche, economiche: così siamo abituati a dividerci. In modo più sensibile nelle piccole città e nei paesi, un po’ meno nelle città grandi.

Ma le classi vere sono due e due i titoli che le definiscono: amore e odio.

Su queste lineee comuni le persone s’incontrano, più che nella consistenza dei conti in banca, più che nei titoli di studio, più che nelle località di villeggiatura o nei musei.

Bisognerebbe poterle mettere in contatto fra di loro, e allora ci sarebbe una possibilità che quelle sotto la scritta”amore” si sentano più forti, mentre ora si sentono perlopiù deboli, sfruttate,  abbandonate.

Il bene e il male si intersecano in modo sconvolgente. Chi muore per salvare un bimbo in mare, chi si diverte a filmare un uomo che annega. Chi lavora una vita per sconfiggere una malattia e dare un istante di vita in più, e chi la vita la disprezza e la spegne godendoci. Chi è povero perché fa molte cose gratuite, chi è ricco perché sfrutta chiunque.

Non è molto difficile insegnare a bambini e a ragazzi la gioia di mettersi nella classe del bene, del giusto, dell’onesto, del solidale. E insegnare a frequentare chi in questa classe  già c’è.

Bisogna per questo essere molto anticonformistil, visto che da ogni parte si sente esaltare l’altra classe, quella dei furbi, dei corrotti, dei disonesti, degli ingiusti. Bisogna selezionare le persone, gli amici, i compagni da vacanza con questo criterio. Una delle vie è incontrare Gariwo, il mondo dei “giusti”. Vi si conoscono turchi che han salvato armeni, tedeschi che han salvato ebrei, persone coraggiose di tutto il mondo che hanno anteposto l’umanità e la buona giustizia alla convenienza, talora a rischio della morte.

Ma ci sono, nel mondo, tanti mondi, molto diversi fra loro, che  non possono sintonizzare fra loro proprio perché vivono con convinzione diverse i significati di bontà e di giustizia. Ci sono  differenze culturali abissali, ed è un’illusione poterle rapidamente conciliare. E’ giunto il tempo di sostenere con tutte le forze la nostra civiltà.  Anche questo bisogna insegnare oggi, oggi che per mantenere la nostra cultura ben poco si fa.

E bisogna, la civiltà, coltivarla senza eccezioni, in casa, in scuola, per strada. Ovvio che per fare questo è necessario conoscerla. Che ci vogliano dei corsi con crediti inclusi, crediti di cittadinanza serie A per i cittadini veri, prima che la cittadinanza  la si dia a tutti?

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

 

 

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