“Da qui alla Merica”, il romanzo di Graziella Lo Vano sull’emigrazione tutto da leggere

Un racconto che avvicina continenti diversi. La storia di un uomo che “si è fatto da solo”. Ma non dimentica la propria patria

Andare incontro alla libertà. E da questa, tornare a casa da uomo libero. Si tratta di “Da qui alla Merica”, romanzo della scrittrice Graziella Lo Vano su milioni di lavoratori e lavoratrici che hanno cercato il proprio futuro nella terra promessa oltreoceano. L’epopea degli emigranti siciliani in America, descritta con molta precisione nella fase sua più ricca di modificazioni, iniziando dagli Anni ’20 e proseguendo fino ai nostri giorni, quando oramai, radicatisi nel territorio e nella società, questi trovano il modo di mantenere qualcosa della patria d’origine, non smarrendo il ricordo del dialetto. Attraverso la saga della famiglia Caiola, una storia positiva che porta alto il nome dell’Italia. E, superato il primo grosso problema, quello della lingua straniera, un continuo tentativo di inserirsi a pieno titolo in una nuova realtà. Più grande. Lontana. Diversa.

A differenza di molte altre storie la cui partenza è, appunto, la partenza, un racconto che inizia con un ritorno al paese. Qui, riecco il mondo arcaico, a tratti ancora medievale. Ci si ritrova, quindi, catapultati nel passato, un passato pieno di pregiudizi e superstizioni. Il lavoro nei campi, l’aratura che avveniva con aratri manuali, e così pure la coltivazione della canapa, del lino, la produzione della lana e della seta. E proprio qui, la famiglia Caiola ritorna trionfante. Non sono più pezzenti, ma cominciano ad acquistare terre, armenti, e persino un mulino. Eppure, nonostante quel bagaglio di esperiente acquisito nella “Merica” del sogno, riescono a rientrare in una comunità fatta di folklore. E partecipano così alle feste di paese, a “I Giudei” della Settimana Santa e al carnevale con i suoi mandolini. Nessuna esaltazione. Nessun sensazionalismo. Nessuna ridondanza. Invece, un riscatto. Quello del protagonista principale, legato agli affetti d’origine. Dentro c’è tutta una vita, dentro ci sono le speranze, i perché, i quando e i dove.

E, in fondo, è la storia di tutti. Perché eravamo proprio noi quelli che salpavano con la valigia di cartone, salutati dalle lacrime dei parenti dalle banchine dei porti più tristi del mondo. Contadini e braccianti, poveri e analfabeti, e in gran parte provenienti dalle regioni disperate del Sud. In quelle traversate molti pagarono con la vita il sogno di una esistenza dignitosa. E chi ce la fece, qualche volta riuscì a raccontarlo. Con semplicità. Come la famiglia Caiola.

Alessandra Pirri

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