Coprirsi d’estate, il corpo è mio e lo vesto a modo mio

Sento criticare le ragazze – donne che – solleone complice  – girano succinte. Un succinto graduato: in città e montagne shorts e cannottiere minime, con qualche sbocco a costume-bagno; tanga al mare. Critiche soprattutto all’estetica, serenamente snobbata in più che pochi casi.

Critiche che sottendono un certoqual moralismo, duro da sostenere in questa pornoera.

Si ignora invece lo sfregio all’estetica regolarmente e impunemente ostentato dai maschi, con quei pantaloni-un quarto-gamba che svelano stortezze e pelosità, e anche depilazioni che alla nostra idea residua di maschio stonano ancora. Si ignora, perché l’obbligo di bellezza è riservato alle donne (e a chi le imita) che si suppongono ancora designate a beare l’occhio (e non solo) dei maschi (o di ciò che ne resta).  Che le donne non si vestano per piacere agli uomini, ma soprattutto a se stesse, è una realtà sottaciuta. Pur d’accordo con la constatazione che i criteri estetici siano troppo spesso ignorati, io ammiro le donne seminude.

Twiggy

Ricordo che il balzo verso la libertà femminile è passato anche dal buttare alle fiamme i reggiseni, in nome della libertà del corpo. Negli anni ’70 davano scandalo i pantaloni (come, ti vesti come gli uomini?!) e le gambe liberate da Twiggy. Le donne dovevano essere imprigionate e classificate: variamente spogliate: disponibili. Variamente vestite, serie, disponibili solo istituzionalmente. Poi, ce l’abbiamo (quasi) fatta, a presentarci come  ci pare senza persecuzioni. Fino all’invasione di chi la pensa assai peggio di noi negli anni ’70, che  sta facendo tirare un (occulto) respiro di sollievo ai maschi nostrani. Ed ecco la forse inconsapevole ri-affermazione di libertà: il corpo è mio e lo gestisco io. E in questi tempi di paura, di aggressioni, di stupri, di strade sempre meno sicure, una folla di ragazze e donne si veste come gli pare. Se sono così tante, il messaggio è chiaro: non crediate di ripigliarci, fra i diritti acquisiti c’è anche quello del tanga. E honni soit qui mal y pense. Resta l’eccesso dei somali, nudi a Pozzallo. In Somalia si usa così. Vedremo se gli si regalerà un costumino.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

*

*

Su