Contro gli sprechi alimentari un nuovo sistema di packaging

Ortofruit Italia ha presentato un progetto che ha ricevuto finanziamenti dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari per allungare la vita agli alimenti e limitarne gli sprechi

Meno sprechi e una sistema che garantisce una vita più lunga degli alimenti, queste le chiavi del progetto “FULL-Fruit Long Life”, proposto da Ortofruit Italia, l’organizzazione dei produttori di Saluzzo in provincia di Cuneo. La lotta allo sperpero alimentare è una delle più grandi sfide del nostro decennio, una produzione più attenta e consapevole, aiutata anche dalle nuove tecnologie, permetterebbe di combattere anche il problema della fame. Infatti, con quasi un miliardo di persone denutrite nel mondo un terzo circa del cibo, che sfamerebbe oltre due miliardi di persone, finisce nei cassonetti della spazzatura.

Nella filiera ortofrutticola la fase di post-raccolta risulta molto critica, soprattutto per alimenti ad elevata deperibilità come fragole e piccoli frutti. La permanenza dei prodotti, in attesa del confezionamento e del passaggio logistico verso la distribuzione, nei magazzini di lavorazione è un momento cruciale che troppo spesso oggi porta a sprechi. Ortofruit in collaborazione con l’Università di Torino ha creato un modello innovativo di “prevenzione antispreco” che si è posizionato tra i 14 progetti italiani, finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, per aiutare le aziende ad allungare la vita degli alimenti, limitare gli sprechi e impiegare le eccedenze.

“Il posizionamento alto di questo progetto premia anzitutto l’investimento in ricerca che la nostra area tecnica porta avanti da anni parallelamente all’assistenza alle 350 aziende associate – spiega Domenico Paschetta, presidente di Ortofruit Italia – ma è finalizzato a strutturare un’innovazione di filiera grazie a una diversa gestione del post-raccolta, che consentirà di migliorare la shelf-life(vita dell’alimento) della nostra gamma di piccoli frutti puntando interamente sull’innovazione tecnologica e sulla sostenibilità”.

Un risultato che sarà quindi raggiunto utilizzando un sistema ad Atmosfera Modificata Passiva (MAP) realizzato con pallet-bag costituiti da film a permeabilità controllata. Nessun intervento diretto sulla frutta quindi, ma un lavoro sul packaging: ecco l’aspetto rivoluzionario e più apprezzato del progetto.

Secondo Cristiana Peano, già responsabile del Laboratorio di Ricerca Permanente attivato nel magazzino di Peveragno (CN), con l’introduzione di questa novità sarà possibile migliorare la conservazione di una materia prima molto delicata come i piccoli frutti, garantendo allo stesso tempo la genuinità e la naturalezza originaria.

“Proprio l’allungamento della shelf-life – continua Peano- porterà efficienza anche nella gestione commerciale del prodotto, con una consistente riduzione degli scarti in magazzino che sarà individuata in un 1% massimo sul prodotto conferito. Inoltre, il sistema di conservazione in pallet-bag potrà anche essere utilizzato in caso di trasporto del prodotto su lunghe distanze (es. Scandinavia e Regno Unito) mantenendo invariata la qualità del prodotto con scarti parti a zero”.

L’iniziativa costituisce una tappa fondamentale nel percorso “green” di Ortofruit Italia che – già lo scorso anno, con il suo mirtillo “a zero emissioni” – è diventata una case history internazionale sul tema della sostenibilità per il modello di integrazione virtuosa tra la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo sano e consapevole.

Raffaele Biglia

Nella foto la professoressa Cristiana Peano e Domenico Paschetta

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