Clima: Rapporto Germanwatch, l’Italia indietreggia e scende al 23° posto

Lontani gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. Legambiente: “I prossimi anni saranno cruciali per affrontare la sfida imposta dai cambiamenti climatici.”

Il report sulle performance climatiche dei principali paesi del pianeta è stato presentato a Katowice, in Polonia, dove è in corso la conferenza Onu sul clima. Il documento è stato realizzato in collaborazione con CAN e NewClimate Institute e per l’Italia con Legambiente. Il rapporto prende in considerazione la situazione climatica di 56 paesi, più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali. Le prime tre posizioni della classifica, anche per quest’anno,  non sono state attribuite, poiché nessuno dei paesi ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e non superare la soglia critica di 1.5°C.

Sono dunque lontani gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi e come precisa Legambiente, i prossimi anni saranno cruciali per affrontare la sfida imposta dai cambiamenti climatici. Ancora oggi, però, le azioni messe in campo, nonostante alcuni timidi passi avanti, non rispondono a questa urgenza e sono inadeguate a dare piena attuazione agli obiettivi di lungo termine fissati nell’Accordo di Parigi. Occorre invertire subito la rotta con un Piano Clima-Energia ambizioso per un futuro rinnovabile e libero da fonti fossili.  La classifica parte dal quarto posto che tocca alla Svezia per la riduzione delle emissioni  e una continua crescita delle rinnovabili, seguita dal Marocco che mantiene la leadership tra i paesi in via di sviluppo grazie a importanti investimenti nelle rinnovabili e a un’ambiziosa politica climatica.

Tra i paesi emergenti, l’India ha fatto un ottimo passo in avanti posizionandosi all’11° posto, grazie alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle rinnovabili. L’Italia, invece, perse sette posizioni, passando dal 16esimo dello scorso anno al 23esimo posto, nonostante una buona performance nell’uso di energia, per il rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili e soprattutto per l’assenza di una politica climatica nazionale (28a posizione) adeguata agli obiettivi di Parigi. Le emissioni nel 2017 sono diminuite, infatti, di appena lo 0.3% rispetto all’anno precedente con una riduzione solo del 17.7% rispetto al 1990.

Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente : «Tutti i governi europei sono chiamati a fare la loro parte, a partire dall’Italia . Una prima importante risposta deve arriva dal Piano Nazionale Clima-Energia, che dovrà essere trasmesso alla Commissione europea entro la fine di dicembre, nel quale vanno introdotti obiettivi più ambiziosi di quelli attualmente previsti in Europa per il 2030. Un impegno indispensabile non solo per tradurre in azione l’Accordo di Parigi, ma soprattutto per accelerare la decarbonizzazione dell’economia europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee, attraverso una giusta transizione che non penalizzi i meno abbienti e le aree periferiche. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Tornando poi alla classifica del rapporto c’è una novità che riguarda la Cina, quest’ultima per la prima volta raggiunge il 33° posto, merito di una politica volta a ridurre le emissioni nei settori industriale e abitativo, oltre all’introduzione di un efficace regime di sostegno delle rinnovabili. Agli ultimi due posti si posizionano l’Arabia Saudita (60) e gli Stati Uniti (59).

Manuelita Lupo

Su