Claudio Mariani del Centro Studi Criminologici di Viterbo ci spiega il Giallo di Gradoli

Lo scorso 25 marzo, il noto criminologo viterbese è stato ospite della storica trasmissione di Rai 3 “Storie Maledette”

VITERBO – Molte volte su Giornale Metropolitano abbiamo parlato del Centro Studi Criminologici di Viterbo. Ne abbiamo illustrato i corsi, i convegni, le iniziative pro-bono e le attività di formazione rivolte ai giornalisti. Non ci è mai capitata, però, l’opportunità di approfondire alcune delle attività del Centro da un punto di vista più “operativo”. Il Centro, come si addice ad ogni centro di ricerca, fornisce expertise, produce case study ed interviene tra l’opinione pubblica con pareri qualificati e scientifici su fatti di cronaca – purtroppo non rosa – che attanagliano od hanno attanagliato le vicende giudiziarie, mediatiche, sociali del nostro paese. Un centro di ricerca in campo criminologico, del resto, non può non prendere spunto da quello che accade nelle realtà, per riconoscere ed identificare stimoli di studio e riflessione, per delineare eventuali profili di intervento da parte della società, per studiare la devianza e le forme più equilibrate e ponderate di espiazione e riabilitazione. Ed è proprio questo che è recentemente avvenuto.

Domenica 25 marzo scorso, infatti, è andata in onda su Rai tre l’intervista che Franca Leosini, brillante conduttrice di “Storie Maledette” ha realizzato presso la casa circondariale di Viterbo con Paolo Esposito, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Tatiana ed Elena Ceoban, entrambe scomparse da Gradoli il 30 maggio 2009. Alcuni ricorderanno il così detto “giallo di Gradoli”: dopo due mesi di attività investigative volte a chiarire le cause della scomparsa, il compagno di Tatiana, Paolo Esposito, era stato arrestato: era ed è accusato di aver ucciso Tatiana e la figlioletta 14enne Elena, col supporto della sua amante Ala, sorella di Tatiana. Sembrava inizialmente una scomparsa dovuta ad un allontanamento delle due donne verso la Moldavia, terra d’origine di entrambe. La scoperta della relazione clandestina, però, riuscì a far rivolgere l’attenzione degli investigatori verso la coppia adultera, tanto da chiarire – almeno secondo la verità giudiziaria, talvolta differente da quella processuale o dal reale accadimento dei fatti – ruoli e svolgimento della vicenda.  Ala è uscita dal carcere nel 2015. Paolo Esposito è invece ancora in carcere e sta scontando, come detto, un ergastolo.

Tra gli ospiti della trasmissione, oltre all’avv. Valentini del collegio di difesa dell’imputato che ha sottolineato i lati oscuri di questo caso e che forse rimarranno per sempre tali, è intervenuto anche Claudio Mariani, direttore del dipartimento di criminologia e sociologia della devianza presso il Centro Studi Criminologici di Viterbo.

Claudio Mariani

Tralasciando gli aspetti prettamente processuali della vicenda, che sono arcinoti, ci interessa molto l’approccio metodologico seguito dalla trasmissione e dagli ospiti e relatori in essa intervenuti. Per fare questo, abbiamo intervistato proprio Claudio Mariani.

-Dottor Mariani, non è la prima volta che lei interviene in una trasmissione di Franca Leosini …

“E’ vero, ho già avuto occasione di collaborare con lei ed accetto sempre volentieri i suoi inviti in quanto penso sia davvero una grande professionista: con stile garbato ed elegante ripercorre le storie dei nostri tempi seguendo scrupolosamente quanto contenuto negli atti processuali e non quanto prodotto dall’immaginazione degli opinionisti come a volte accade in alcuni circuiti mediatici”.

-Qual è secondo lei la peculiarità di Storie maledette?

“Intanto credo che questa trasmissione sia stata la prima in ordine di tempo nel suo genere ed è a mio avviso insostituibile nel palinsesto della Rai in quanto non tende a rimarcare quel che è stato già ampiamente giudicato (non dimentichiamo infatti che vengono proposti solo casi già definiti e non più oggetto di indagine o di processi in corso), quanto quel che non si è ancora compreso a proposito dei suoi protagonisti, siano esse vittime o carnefici. Possiamo definirlo un approccio molto simile a quello del nostro centro studi: anche noi con i nostri studenti non indugiamo più di tanto nell’approfondimento di “come” si siano svolti i fatti di una tragedia, quanto sul “perché” del comportamento degli autori di un’azione criminosa”.

-Ci può aiutare a capire meglio la differenza?

Indagini e processi a mio avviso sono attività specifiche delle quali si dovrebbero occupare gli inquirenti e i giudici e senza nulla togliere al diritto di cronaca, credo che non debbano essere svolte in uno studio televisivo; un discorso differente invece si può proporre quando una storia si è definitivamente conclusa e può diventare utile approfondire il perché di certi comportamenti: per noi che studiamo questa materia può essere prezioso capire le dinamiche e le reazioni del genere umano, ipotizzare un lavoro di prevenzione, di informazione, di predizione della pericolosità sociale“.

-E questo è stato il percorso seguito anche durante l’intervista a Paolo Esposito?

“Certamente. Come in tutte le puntate della sua storica trasmissione, Franca Leosini entra nell’anima dei protagonisti e attraverso di loro racconta i nostri tempi, le debolezze umane, le passioni, gli amori devastati, le emozioni, la cultura di un Paese che si esprime anche attraverso le sue tragedie. E’ evidente che la conduttrice non rinunci a cercare una verità nascosta dietro uno sguardo, una lacrima, un silenzio … ma senza mai fantasticare sui dettagli morbosi di una vicenda“.

-E lei sostiene che questo approccio può essere utile anche didatticamente?

“Direi di si, ovviamente tenendo conto delle diverse professionalità e delle competenze in gioco. Chi frequenta i corsi del Centro Studi Criminologici può confermare che anche noi dedichiamo molta attenzione alle persone piuttosto che alle tracce di dna; al tempo stesso anche noi non rinunciamo a cercare la verità nascosta se veniamo a conoscenza di nuovi elementi; intuire e dedurre sono entrambi processi preziosi: i nostri professionisti approfondiscono tematiche didattiche psicologiche, sociologiche, biologiche e per questo ricorriamo ad un team di esperti in attività pluridisciplinari che creino una figura completa che non si limiti a raccogliere tracce ma che sappia dove cercarle, che impari a ragionare come i protagonisti, siano appunto vittime o carnefici … a prevedere i loro comportamenti, le loro reazioni, la relazione che intercorre tra loro sia che già si conoscano sia non si siano mai incontrati prima“.

-In che misura l’ha colpita Il caso del giallo di Gradoli trattato durante la trasmissione?

“Non si tratta solo di omicidio: due donne sono sparite e non ne sono mai stati trovati i corpi …. è un’operazione terribile … una storia triste che ancora oggi non ha svelato tutti i suoi misteri”.

Ma forse è altrettanto importante sostenere il futuro dei superstiti di questa tragedia a cominciare dalla figlia Erika che in poche ore ha visto andare in frantumi tutti i pezzi della sua famiglia e poi Paolo che sebbene condannato è comunque il padre di questa bambina che cresce e che un giorno forse chiederà sue notizie …

Non a tutti i “come” ma a tutti i suoi “perché” il Centro Studi Criminologici continuerà a prestare attenzione.

Domenico Martinelli

 

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