Autismo, al posto del biasimo sarebbe utile una riflessione: ma è fuori moda

Leggiamo della festa del bimbo autistico cui i compagni, eccetto uno, non hanno partecipato. Tutti biasimano. Io non conosco questo bambino, non so quale dei tanti gradi di “autismo” (spettro autistico) abbia, non so come si comporti, insomma di lui personalmente non so niente, se non che i compagni non sono andati alla festa.

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Segnalo però un errore diffusissimo. Che è credere che i bambini con problemi gravi siano felici di avere intorno a una festa tanti altri bambini. I veri autistici si spaventano alla folla, ai rumori. Non hanno relazioni con le persone, non condividono (non possono!) gli interessi, il linguaggio, le regole, gli scherzi degli altri bambini. Improvvisamente gettano in terra delle cose, oppure urlano. Questo ha come ovvia conclusione la non sintonia con gli altri bambini, dissintonia profonda e reciproca. Da tempo si ritiene erroneamente che l’inclusione di bambini con problemi molto gravi giovi a loro e agli altri. Si dimentica che ognuno ha bisogno di ambiente, materiali, tempi, personali, diversi da quelli della media dei bambini.  E che tutti noi stiamo bene con persone simili a noi. Non è quindi strano e neppure biasimabile che i compagni di scuola non siano andati a quella festa. È ovvio che se c’è un buon rapporto, tutti i bambini sono contenti di andare a una festa, e viceversa.

Al posto del biasimo, sarebbe utile una riflessione. Ma è fuori moda e politicamente scorretto proporla.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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