Arrivata la primavera, la costellazione del Leone fa capolino nel cielo

Il firmamento tiepido di marzo si arricchisce della costellazione che ha come simbolo il re della foresta

Il Leone ruggisce nel cielo primaverile. È la costellazione del Leone, che sorge a Oriente e che introduce la stagione dei fiori. Di facile individuazione, in quanto con le sue stelle principali forma un trapezio che è il corpo del re della foresta, la costellazione del Leone ha invece la testa che è formata da una serie di stelle chiamate “la falce”.

Nota fin dai tempi antichi, quella del Leone è una costellazione dello zodiaco. Era infatti la costellazione che, ai tempi dei babilonesi, ospitava il solstizio di estate ed è per questo che ad agosto si parla ancora di Solleone. Era quindi identificata col Sole anche nelle restanti civiltà mesopotamiche. In Egitto era ricollegato alla levata eliaca con Sirio e con la piena del fiume Nilo in estate. Il legame della costellazione col fiume Nilo, spiega forse perché gli architetti greci e romani ponessero spesso una testa di leone alle fonti ed alle fontane; il motivo potrebbe esser stato ripreso proprio dagli egiziani, che ornavano con protomi leonine le porte dei loro canali.

La costellazione del Leone deve il suo nome ad una delle fatiche di Ercole, e precisamente all’uccisione del tremendo Leone di Nemea che rappresenta la prima delle dodici fatiche. Ma la costellazione è anche detta rappresentare il leone della tragica storia di Piramo e Tisbe. Nelle Metamorfosi di Ovidio (43 a.C.- 17 d.C.), si racconta di come i genitori avversassero la loro unione. I due amanti conversavano allora segretamente attraverso una fessura nel muro che separava le loro case. Idearono un giorno un piano per incontrarsi fuori città, presso un albero di gelso dalle more bianche. Tisbe arrivò per prima all’appuntamento, ma mentre aspettava Piramo fu minacciata da un leone grondante del sangue di una recente vittima. Nel fuggire, il suo velo scivolò e il leone lo ghermì e lo strappò prima di allontanarsi. Giunto Piramo nel luogo dell’appuntamento, trafelato, vide a terra il velo di Tisbe, lacerato e insanguinato, e credette fosse stata divorata dalla belva che sapeva essere stata avvistata nei dintorni. Incapace di avvisare l’amata, disperato per l’accaduto, per non averla protetta, sguainò la sua spada e si trafisse a morte. Accorsa sui suoi passi, Tisbe vide Piramo giacere a terra morente, si gettò subito sul suo corpo in lacrime e, quando egli spirò, disperata, estrasse la spada e si trafisse con la stessa. Il sangue dei due innamorati colorò le more del gelso che da bianche divennero rosse, del colore che hanno ancora oggi. E il malcapitato leone, catturato, venne sacrificato al padre degli dèi e posto da questi in cielo a ricordare a tutti i genitori di non ostacolare l’amore dei giovani.

La stella principale del Leone è Regolo, una stella azzurra di magnitudine +1.36, che significa in latino “piccolo re”.

Alessandra Pirri

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